Grazie a Gesù siamo certi di essere amati in modo totale da Dio

Scritto da il 21 Giugno 2026

Spiritualità – XII domenica del Tempo Ordinario, la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:

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Nel Vangelo di questa domenica, ritorna per ben tre volte sulla bocca di Gesù l’invito: «Non abbiate paura».

Il Signore sa bene che il cammino della fede incontrerà ostacoli, derisioni, opposizioni e persino persecuzioni. Eppure, Gesù non ci promette che ci risparmierà la sofferenza, ma ci garantisce che dentro la sofferenza noi non saremo mai soli.

Oggi il Maestro ci offre tre ragioni incrollabili per vincere il timore e consegnarci fiduciosi tra le braccia del Signore.

 

Le ingiustizie del mondo e il ruolo di Gesù

La prima rassicurazione di Gesù riguarda la Verità. Dice: «Non vi è nulla di nascosto che non sarà svelato». Spesso ci sentiamo impotenti di fronte alle ingiustizie del mondo, dove la menzogna e l’arroganza sembrano dettare legge.

Quante volte, per paura di esporci o di perdere il consenso, preferiamo il silenzio? Gesù però ci ricorda che la Verità possiede una forza intrinseca che nessuno può incatenare.

Ne è una prova la Sua storia personale: la Sua Parola, partita da un oscuro e dimenticato angolo del pianeta, ha abbattuto imperi e superato barriere culturali insormontabili, trasformando i cuori e portando frutti inattesi di bene e di santità in ogni angolo della terra.

Il Signore ci invita ad essere custodi e testimoni di questa Parola di Verità, a gridarla “sui tetti”, con il coraggio di chi sa che la morte fisica non è la fine di tutto. La nostra vita terrena è una realtà “penultima”, un cantiere aperto verso l’eternità.

C’è una sproporzione infinita tra le fatiche del momento presente e la gloria senza fine che ci attende; chi fissa lo sguardo sul “per sempre” di Dio non si lascia spaventare dalle minacce del momento. È questa la luminosa testimonianza che ci regalano i martiri di ogni tempo.

 

L’eternità e l’influenza del diavolo sull’uomo

Proprio perché l’eternità è reale, Gesù lancia un avvertimento serio, quasi drammatico: temete piuttosto colui che ha il potere di «far perire nella Geenna e l’anima e il corpo».

Con queste parole, Gesù ci avverte che c’è un nemico – il diavolo –  che è in grado di  influenzare negativamente le nostre scelte e quindi di orientarci verso il male, così da compromettere non solo la nostra felicità qui in terra, ma anche nell’eternità. Il Signore, dunque, ci porta a prendere coscienza dell’enorme responsabilità delle nostre scelte.

Il pericolo più grande che incombe sulla vita di un cristiano è quello di perdere la fede o di non trovare  il coraggio di testimoniare la propria appartenenza a Cristo e alla Chiesa. Mentre per il non cristiano che è stato raggiunto dall’annuncio del Vangelo il pericolo più grande è quello di rifiutare di aderire al Signore Gesù e di entrare nella Sua famiglia.

La salvezza non è un gioco: il Concilio Vaticano II e il Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricordano con chiarezza che l’adesione a Cristo e alla Sua Chiesa è la via necessaria per conseguire la vita eterna.

 

La parola di Cristo nel Vangelo e la cura dell’uomo

Un istante dopo averci mostrato la serietà della lotta, Gesù cura, se così posso dire, il nostro spavento con due immagini di una tenerezza infinita: i passeri e i capelli del capo. «Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati».

Il passero era il volatile più economico sul mercato, il cibo dei poveri; valeva quasi nulla. Eppure, Dio si accorge se uno solo di essi cade. E poi quel dettaglio commovente: i capelli contati.

Chi conta i capelli di una persona se non qualcuno che ne è follemente innamorato? Solo un padre o una madre che veglia il proprio figlio. Gesù, con questa immagine, ci sta dicendo: “Per Dio non sei un numero, non sei un frammento sperduto nell’universo. Se Lui si cura di un passero, quanto più si prenderà cura di te, delle tue lacrime nascoste, delle tue fatiche quotidiane, della tua fedeltà silenziosa?”.

La nostra sicurezza non sta nell’assenza di problemi, ma nella certezza assoluta di essere amati in modo totale e personalissimo dal Signore. Questo amore immenso che ci ha raggiunti non ci lascia passivi, ma ci responsabilizza.

Richiede da parte nostra una fiducia piena, un attaccamento forte e visibile alla persona di Gesù e alla Sua Parola. «Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio».

Quando riconosciamo Gesù con le nostre scelte, stiamo dicendo al mondo: “Io appartengo a Qualcuno che mi ama”. E il suo amore è fedele ed eterno. Pertanto, questo legame qui in terra, diventerà la nostra gloria nei cieli.

 

 

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)

 


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