Spiritualità – V domenica di Quaresima, la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:
Ascolta “Grazie alla fede Gesù Cristo “dimora nei nostri cuori”” su Spreaker.
In questa domenica il brano di Vangelo presenta lo straordinario miracolo della resurrezione di Lazzaro operato da Gesù. Nel lungo dialogo con Marta, la sorella dell’amico morto, Cristo pronuncia una delle affermazioni più solenni di tutto il Vangelo: “Io sono la resurrezione e la vita, chi crede in me anche se muore vivrà. Chiunque vive e crede in me, non morirà mai”.
Queste parole possono suscitare una certa difficoltà. L’esperienza, infatti, ci dice il contrario: anche chi crede in Gesù muore. Viene spontaneo pensare alla riflessione di un antico filosofo greco, Epicuro, secondo il quale “a causa della morte, noi, gli uomini, siamo come città senza mura”, cioè senza difese e senza risposta di fronte al destino che ci attende. Il miracolo compiuto da Gesù a Betania entra proprio in questo interrogativo dell’uomo e offre una risposta a ciò che sembra senza via d’uscita.
La resurrezione di Lazzaro riguarda l’umanità
La resurrezione di Lazzaro è un segno posto sul cammino dell’umanità. Testimonia che la morte per Cristo non è una realtà invincibile. Egli possiede il potere di restituire la vita perché è Dio. La fede, è vero, non elimina la nostra condizione mortale.
Il cristiano, come ogni uomo, continua a fare esperienza della fragilità, del dolore e della morte. Tuttavia, unito a Cristo, egli sa di essere legato alla Vita che non muore e di essere destinato a partecipare alla sua vittoria sulla morte.
Quando l’uomo perde la consapevolezza del proprio destino ultimo, la vita rischia progressivamente di perdere significato. Lo esprime in modo incisivo il filosofo Nietzsche quando descrive il nichilismo come una situazione in cui «manca il fine, manca la risposta al perché» e, di conseguenza, «i valori supremi si svalorizzano» (Crepuscolo degli idoli).
La fede nella resurrezione della carne è, invece, il segreto che racchiude il significato ultimo della nostra esistenza e di quella del mondo.
Cos’è la Resurrezione?
Ma cosa intende dire Gesù presentandosi come la Resurrezione? In un testo dei primi secoli dell’era cristiana troviamo questa significativa affermazione “Chi dice prima si muore e poi si risorge, sbaglia” (Vangelo apocrifo di Filippo).
Sbaglia perchéragiona come Marta, la quale credeva solo nella resurrezione alla fine del tempo. Il Signore, invece, ci dice un’altra cosa. La vita eterna si rende presente già in questa vita. La nostra resurrezione finale sarà la piena manifestazione della vita divina che noi già possediamo, perché la vita di Gesù è diventata la nostra vita.
Come accade tutto questo? L’apostolo Paolo insegna che Cristo, “dimora nei nostri cuori” (cfr Ef.3.17) per mezzo della fede e della nostra partecipazione ai sacramenti, “segni misteriosi della sua presenza” (Colletta Lunedì IV settimana di Quaresima).
Si tratta di una presenza, quella di Cristo nella nostra vita, che non ha nulla di passivo, ma è dinamica perché ha lo scopo di coinvolgerci nel suo modo di essere Figlio di Dio. E quanto più ci lasceremo attrarre da Lui tanto più la nostra vita sarà libera, caritatevole, capace di donarsi e di conoscere e amare Dio e i fratelli.
Alla luce di questa comunione con Cristo cambia anche il modo di guardare la morte. Uniti a Lui vivremo la nostra morte come Egli ha vissuto la sua: non come la fine di tutto o come una dissoluzione totale, ma come un passaggio, una porta, un transito verso la vita piena. Il miracolo della resurrezione dell’amico Lazzaro diviene il segno concreto della verità delle parole di Cristo.
È la prova che Egli è capace di vincere la morte. In un’antica omelia troviamo queste parole: “Avendo tu visto l’opera divina del Signore Gesù, non dubitare più della resurrezione! Lazzaro sia per te come uno specchio: contemplando te stesso in lui, credi nel risveglio”.

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)







