Spiritualità – XVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A), la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:
Ascolta “Il diavolo semina il male, ma Dio trasforma la zizzania in grano buono” su Spreaker.
“Il Regno dei cieli si può paragonare…”.
Con queste parole si apre la pagina evangelica di questa domenica. L’espressione “Regno dei cieli o Regno di Dio” è un tema centrale dei vangeli. Ricorre ben 122 volte. Il Regno ha un volto, un nome, una voce: si identifica con la persona di Cristo. Il terreno fertile in cui questo Regno è chiamato a germogliare, a crescere e a operare è il cuore dell’uomo.
Ma c’è un nemico che agisce nell’oscurità e cerca di impedire che il Signore prenda pieno possesso del nostro cuore. Gesù lo descrive con queste parole: «mentre tutti dormivano… seminò la zizzania in mezzo al grano e se ne andò». Questo nemico è il diavolo. La sua strategia più efficace consiste nel convincere il mondo che lui non esiste. In questo modo può muoversi liberamente nel campo del grano — cioè nella vita delle persone, nelle istituzioni e nelle iniziative umane — perché l’uomo, credendosi al sicuro, abbassa le proprie difese morali e spirituali. Così il maligno riesce a soffocare la presenza e l’azione di Cristo nel cuore dell’uomo.
La parabola evangelica e l’azione del diavolo
La parabola evangelica mette in luce anche un altro aspetto dell’azione del diavolo, tanto sottile quanto inquietante. Gesù fa notare che tra la semina della zizzania da parte del “nemico” e il momento in cui essa diventa visibile trascorre del tempo. Questo ci aiuta a comprendere che il “nemico” non semina un male compiuto. Egli depone i germi di quello che diventerà, dopo una lunga e volontaria incubazione, il frutto del male. In altre parole i germi di male seminati da Satana hanno bisogno della complicità dell’uomo: cercano un terreno favorevole in cui mettere radici e svilupparsi. Il peccato, infatti, non cresce nel vuoto. Si alimenta delle delle nostre inclinazioni disordinate quando non vengono educate, della trascuratezza nella preghiera, di una fede rimasta immatura e della lontananza dalla grazia dei sacramenti. Sono proprio queste fragilità a costituire il terreno fertile nel quale il seme del male trova nutrimento e forza per crescere.
Nella parabola entrano poi in scena i servi, i quali rivolgono al Padrone una duplice e accorata domanda: Padrone non hai seminato del buon grano nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania?”. In questi interrogativi si nasconde un velato rimprovero nei confronti di Dio. E proprio qui si manifesta uno degli obiettivi più ambiziosi e distruttivi di Satana: indurre l’uomo ad attribuire a Dio la responsabilità del male e della sofferenza presenti nel mondo. Il diavolo, infatti, semina il male con la complicità dell’uomo e poi cerca di far ricadere la colpa su Dio, oscurando così il volto del Padre e incrinando il rapporto di fiducia dei suoi figli con Lui.
La libertà dell’uomo
Un altro gruppo di servi avanza una proposta al Padrone: “Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?” (v. 28). A prima vista questa richiesta appare giusta e persino doverosa. In realtà, però, nasconde un’ulteriore e sottile insidia di Satana, che spinge l’uomo a desiderare una giustizia immediata, perché incapace di rispettare i tempi di Dio. Il Signore, invece, opera con pazienza, perché vuole la salvezza di tutti. Il tempo appartiene a Lui, non a noi. La libertà dell’uomo può smarrirsi, ma può anche ritrovare la strada del ritorno. Per questo Dio attende e continua a chiamare. Durante tutta la nostra esistenza rimaniamo sospesi tra due possibilità: accogliere la chiamata a diventare «figli del Regno» oppure cedere alle seduzioni del male. Fino all’ultimo istante della vita resta aperta la possibilità di scegliere Dio e di lasciarsi trasformare dalla sua grazia.
Tra le innumerevoli testimonianza di questa verità, brilla, come esempio, la vicenda umana e spirituale di san Charles de Foucauld. Egli stesso descrive con cruda lucidità la giovinezza trascorsa lontano da Dio: “A 17 anni ero completamente egoista, proteso verso il male come se fossi in preda alla follia. E quando vivevo nel peggiore modo possibile, ero convinto che fosse tutto assolutamente normale”. Eppure, per grazia di Dio, la zizzania in lui è diventata grano. De Foucauld ha scalato la montagna della santità, arrivando ad esclamare: “per la diffusione del Vangelo sono pronto ad andare fino ai confini del mondo. Desidero soffrire il martirio per amare Gesù di amore totale”.
Questa è la più straordinaria vittoria di Dio: non distruggere il peccatore, ma trasformare la zizzania in grano buono.

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)









