Cristo ha riconciliato l’uomo con Dio: non può esserci pace finché esiste il peccato

Scritto da il 11 Aprile 2026

Spiritualità – Seconda domenica di Pasqua, la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:

Ascolta “Cristo ha riconciliato l’uomo con Dio: non può esserci pace finché esiste il peccato” su Spreaker.
 

Siamo alla sera di Pasqua. I discepoli sono rinchiusi nel cenacolo, con le porte sbarrate per timore dei giudei. Il loro cuore, inoltre, è appesantito dalla delusione, dallo smarrimento, dal senso di fallimento. Il Maestro è morto e, con Lui sono crollate tutte le loro speranze. Ma in questa situazione accade l’impensabile. Gesù, improvvisamente si  presenta in mezzo a loro. La prima parola che pronuncia è: «Pace a voi!». Non si tratta di un semplice saluto, ma di un dono reale: è la pace pasquale. Morendo, Cristo ha riconciliato l’uomo con Dio e ha ristabilito la comunione tra cielo e terra. Infatti, non ci può essere pace  finché esiste il peccato, che ne è la causa. Per questo non si può parlare di pace senza parlare, nello stesso tempo, di pentimento, di riconciliazione, di liberazione dal male. Cristo, dunque, può offrire la pace perché, nella sua morte in croce, ha guarito  l’uomo dal peccato che abita nel suo cuore, origine di ogni violenza. Quindi, per fugare ogni dubbio circa la Sua identità, Gesù mostra le mani e il costato. Le ferite dei chiodi e del colpo di lancia non sono scomparse, sono ancora visibili, testimonianza dell’infinito amore di Cristo per noi. Così i discepoli comprendono che Colui che sta in mezzo a loro è lo stesso Gesù che due giorni prima era morto sulla croce. Il Risorto di oggi e il Crocifisso di ieri sono, dunque, la medesima persona.

Poi, Gesù compie un gesto ancora più sorprendente: alita sui discepoli e dice: «Ricevete lo Spirito Santo”. Con questo dono,  Gesù affida alla Chiesa il suo potere di rimettere i peccati e così di sperimentare la misericordia di Dio. È attraverso il perdono che l’uomo può trovare la pace e divenire costruttore di pace. E’ per questo che la Chiesa esiste. Non anzitutto per risolvere i problemi sociali, ma per portare all’uomo il perdono di Dio e  così godere della pace che nasce dal sentirsi amato e accolto da Dio. In questa luce si comprende perchè questa domenica sia chiamata Domenica della Divina Misericordia, tanto cara a Santa Faustina Kowalska e proposta alla Chiesa da San Giovanni Paolo II. Questa festa ci ricorda una verità semplice e sconvolgente: Dio non si stanca mai di perdonare. Siamo noi  piuttosto che ci stanchiamo di chiedere perdono. E il luogo concreto dove la misericordia diventa esperienza viva è il Sacramento della Riconciliazione. Quando l’uomo si lascia raggiungere dal perdono di Dio, rinasce. Ritrova la comunione con Lui e, da questa comunione, nascono relazioni nuove anche tra gli uomini: relazioni segnate dal perdono, dalla fiducia, dal rispetto e dall’accoglienza. Perché la pace ricevuta da Cristo non resta chiusa nel cuore, ma si diffonde, trasformando la vita personale e sociale.

Ma il Vangelo non si conclude qui. C’è un assente: Tommaso. Quando gli altri gli dicono: “Abbiamo visto il Signore”, lui non crede. Vuole vedere, vuole toccare. San  Tommaso ci somiglia. Anche noi facciamo fatica a credere. Anche noi vorremmo avere maggiori prove, certezze, evidenze. E Gesù accoglie  la sfida dell’Apostolo.Otto giorni dopo, torna di nuovo. Ancora una volta si manifesta all’improvviso, a porte chiuse e ripete le medesime parole della volta precedente: «Pace a voi!» Poi si rivolge proprio a Tommaso. Non lo umilia. Non lo rimprovera. Gli offre ciò che chiede: si lascia toccare.

E davanti a tanto amore, Tommaso pronuncia la più bella professione di fede del Vangelo: «Mio Signore e mio Dio!». Tommaso non si limita a qualificare Gesù come “Signore”; dice “mio Signore”. Pone cioè l’accento sul legame personale con Cristo e sulla sua appartenenza a lui. Tommaso lo riconosce come il Dio della mio vita! E con questa scelta dichiara la sua volontà di appartenere a Lui. Ma l’appartenenza è mutua: egli si dona a Cristo perché Cristo per primo si è donato a lui. “I segni dei chiodi e della lancia furono mantenuti –scrive san Leone Magno- per guarire le ferite dei cuori increduli” (Serm. Per l’Ascensione, I.3). E così si compie la parola del profeta “dalle sue piaghe noi siamo stati guariti” (Is. 53,5).

Questo Vangelo, allora, ci invita a fare un passo: lasciarci raggiungere dalla misericordia di Dio, accogliere il suo perdono, e imparare a dire anche noi, con verità e con amore: Tu Gesù sei il mio Signore e mio Dio!.

 

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)

 

 

 

Taggato come

Opinione dei lettori

Commenta

La tua email non sarà pubblica. I campi richiesti sono contrassegnati con *



Traccia corrente

Titolo

Artista

Background