Roberto Mirabile (Presidente di Caramella Buona): “Creare subito banca dati delle violenze sui minori a disposizione delle Forze dell’Ordine”

Roberto Mirabile (Presidente di Caramella Buona)
I gravissimi casi di cronaca riguardanti – da una parte una coppia arrestata tra Roma e Treviso, lui ex vicedirettore di un tg nazionale, lei insegnante; entrambi risulterebbero indagati per violenza sessuale nei confronti di minori, pornografia minorile, detenzione e scambio di materiale pedopornografico.
Dall’altra quello di una donna, rinviata a giudizio dal Tribunale di Latina, di professione infermiera; accusata di violenza sessuale e pornografia minorile ai danni del figlio – riaccendono i riflettori sul tema della tutela dei minori nel nostro Paese.
“Da molti anni come Caramella Buona insistiamo sull’importanza di introdurre nel nostro ordinamento la tracciabilità dei sex offender, attraverso la creazione di una banca dati delle violenze sui minori da mettere a disposizione delle Forze dell’Ordine – spiega il presidente dell’associazione La Caramella Buona, Roberto Mirabile – questo registro consentirebbe di supportare il lavoro degli inquirenti per prevenire abusi e per effettuare un’attività di monitoraggio che oggi risulta impossibile e lacunosa per via dell’assenza di strumenti adeguati. Troppo spesso abbiamo assistito a pedofili che, dopo aver scontato la propria pena (in molti casi pochi anni, anche per fatti molto gravi) una volta liberi sono andati a vivere vicino a luoghi sensibili, quali scuole o parchi, oppure che hanno trovato lavori a contatto con i minori per via dell’assenza di verifiche dei casellari giudiziari”.
L’impegno di Caramella Buona ha portato, nel corso degli anni, a oltre 250 anni di condanne al carcere e un ergastolo a carico di pericolosi sex offender, ma grande attenzione è sempre stata data dall’associazione nata nel 1997 a Reggio Emilia alla formazione e informazione sul tema degli abusi:
“Quanto accaduto in questi giorni conferma due cose che affermiamo da tempo – prosegue Mirabile – la prima è che gli abusi non conoscono ceto sociale e livello professionale, sono trasversali nella società e, spesso, sono proprio le persone considerate assolutamente “insospettabili” a commettere questo genere di crimini. In secondo luogo occorre accendere un riflettore su un fenomeno poco noto e indagato come quello della pedofilia femminile; ricordiamo che alcuni anni fa Scotland Yard diramò un dato secondo il quale il 20% degli abusi sessuali sarebbe commesso da donne, fatti che, spesso, anche per ragioni socio-culturali, non arrivano all’attenzione delle autorità competenti. L’assenza di una banca dati italiana rende impossibile essere precisi, nel nostro Paese si stima che il 4-5% di casi giunti alle Forze dell’Ordine riguardino abusi commessi da donne (rapporto 2023 della direzione centrale della Polizia criminale, servizio di analisi criminale del Ministero degli Interni)”.







