Spiritualità – Omelia XXI Domenica fra l’Anno, la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:
Ascolta “Chi è davvero Gesù? Una domanda che attraversa l’umanità” su Spreaker.
Chi è Gesù? La domanda circa l’identità di Cristo attraversa da oltre duemila anni la storia dell’umanità. Si tratta di una domanda di fondamentale importanza perché dalla risposta dipende un preciso orientamento di vita e, in definitiva, il modo stesso di concepire il rapporto con Dio, con gli altri e con la storia.
È Gesù stesso a porre la questione e innanzitutto chiede ai suoi discepoli di riportare l’opinione che la gente ha di Lui. Le risposte mostrano che le persone riconoscono in Cristo un uomo straordinario.
Le sue parole e i miracoli che compie fanno di Lui una personalità religiosa straordinaria, come Elia, voce di Dio, come Giovanni il Battista, il precursore. Ancora oggi, a distanza di duemila anni, la maggioranza delle persone riconosce che Gesù è un uomo fuori dal comune che ha segnato la storia dell’umanità come pochi altri hanno fatto.
Tuttavia, le risposte riferite non sono soddisfacenti. Per questa ragione Gesù rivolge ai suoi discepoli la domanda decisiva: “Voi chi dite che io sia?”. Non si tratta più di riferire l’opinione degli altri, ma di prendere posizione personalmente. È una domanda che Gesù continua a rivolgere a ciascuno di noi: «Tu, chi dici che io sia?».
Cristo, il Figlio del Dio vivente
La risposta di Pietro, anche a nome dei suoi amici, è netta e priva di ambiguità: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. In questa professione di fede Pietro riconosce che in Gesù Dio stesso si rende presente. Cristo è il volto visibile del Padre.
Ma non è sufficiente affermare, proclamare o annunciare che Gesù è il Figlio di Dio. La fede autentica esige che Cristo diventi realmente il centro della nostra esistenza.
Occorre vivere di Lui e per Lui, riconoscendolo come il nostro Redentore e Signore, come il fondamento sul quale costruire la vita.
Per la sua fede in Gesù, il Figlio del Dio vivente, Pietro viene costituito guida della Chiesa. Ma la Chiesa non appartiene a Pietro, né agli apostoli, nei ai cristiani, appartiene a Cristo. Gesù stesso precisa: La mia Chiesa.
Per questo la Chiesa è innanzitutto il luogo nel quale viene custodita, celebrata e annunciata la vera identità di Gesù. Essa vive nella misura in cui rimane ancorata al suo divino Fondatore e continua a rivolgere a Lui il proprio sguardo.
Perché il Figlio di Dio si è fatto uomo?
Questa consapevolezza è fondamentale. Il Figlio di Dio si è fatto uomo per restituire all’umanità quella libertà che aveva persa a causa del peccato. Il mondo, creato libero da Dio è caduto nella tirannia del “Principe di questo mondo”.
È precisamente per spezzare questa schiavitù che il Verbo di Dio si è fatto carne. Il Figlio ha assunto la condizione di servo, non per sostituire una tirannia cattiva con una tirannia buona, ma per abbattere la tirannia stessa e restituire all’uomo la libertà.
L’opera compiuta da Dio nella storia, a partire dalla Galilea e da Gerusalemme duemila anni fa, non appartiene soltanto al passato: essa continua nella Chiesa. Attraverso l’annuncio del Vangelo, la celebrazione della fede e la testimonianza dei credenti, la Chiesa è chiamata a contribuire all’edificazione del Corpo di Cristo nella storia.
Ma proprio qui emerge una verità che non può essere dimenticata: la Chiesa e il cristiano non possono identificare la salvezza con la costruzione di una società perfetta quaggiù. Il loro sguardo deve rimanere rivolto alla Gerusalemme celeste, che è la nostra vera patria e, come dice la Scrittura, «la nostra madre».
La speranza cristiana non consiste nell’illusione di poter realizzare pienamente il Regno di Dio all’interno della storia, trasformando la città terrena nella definitiva dimora dell’uomo.
La storia è il luogo nel quale il cristiano testimonia il Vangelo, ma non è il luogo nel quale l’uomo può trovare la pienezza definitiva della salvezza.
L’attualità del Vangelo
Eppure, oggi, corriamo il rischio di smarrire proprio questa dimensione fondamentale della fede. Ci siamo abituati a pensare che la grazia serva semplicemente a perfezionare la nostra natura, che il Vangelo sia una raccolta di buoni consigli per costruire una società migliore e che Cristo sia la «pietra angolare» soprattutto della città terrena.
In questo modo, però, il cristianesimo rischia di ridursi a un progetto umano e sociale, perdendo la sua essenza soprannaturale. Questa visione costituisce un vero e proprio tradimento di Cristo.
Per questo chiediamo al Signore che mantenga viva in noi la certezza della professione di Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)














