Cercare un mondo migliore escludendo Dio porta alla disperazione

Scritto da il 1 Agosto 2026

Spiritualità XVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A), la riflessione sul Vangelo del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina:

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Il contesto nel quale avviene il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci è drammatico. Gesù è stato rifiutato dai suoi concittadini di Nazareth e ha ricevuto la notizia della morte del cugino Giovanni Battista, decapitato per ordine del re Erode.

Pertanto decide di ritirarsi in disparte in un luogo deserto. Non si tratta di una fuga. Gesù cerca il silenzio per vivere una comunione ancora più profonda con il Padre e affidarsi pienamente alla sua volontà.

 

Avere “fame” e “sete” di Dio

Nonostante il suo tentativo di solitudine, la gente e lo raggiunge perché ha “fame” e “sete” di Dio e riconosce in Gesù una presenza unica, capace di dare risposte alle attese di giustizia, di amore e di gioia del loro cuore.

L’evangelista annota un particolare significativo: Gesù, sentì compassione di loro. La compassione non un semplice sentimento di commozione. Nella sacra Scrittura rivela il modo di amare di Dio. Di fronte alla sofferenza dell’uomo, il Signore non rimane indifferente. La miseria materiale, morale e spirituale dell’umanità tocca il suo cuore. In Gesù si rende visibile la compassione del Padre.

Egli è il volto umano della misericordia divina. Dio non è un sovrano lontano che osserva dall’alto le vicende del mondo con distacco. È il Dio che si fa vicino, entra nella nostra storia, condivide la nostra condizione e assume la fragilità della carne umana per guarirla dall’interno.

Nell’Incarnazione la tenerezza di Dio prende un volto, una voce, delle mani che toccano, uno sguardo che consola.

 

Gesù e il miracolo della moltiplicazione e l’Eucarestia

È proprio questa compassione a spiegare ciò che accade subito dopo. Gesù rifiuta la proposta degli apostoli di congedare la folla perché vada nel villaggio  a comprarsi il pane e ordina loro di provvedere alle necessità delle tante persone che lo seguono.

Ma gli apostoli mancano di mezzi: possiedono solo pochi pani e due pesci. Gesù chiede che gli siano portati e su questi doni compie cinque gesti significativi: li prende, alza gli occhi al cielo, pronuncia la benedizione, spezza il pane e li dà ai discepoli. Si tratta degli stessi gesti che Gesù compirà per l’istituzione del sacramento dell’Eucarestia nella sera del Giovedì santo.

Il miracolo della moltiplicazione dei pani non è soltanto un prodigio di generosità; è soprattutto un segno che prepara e annuncia il dono del Pane della vita. L’Eucarestia, che viene adombrata nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, è il frutto più grande della compassione di Cristo.

Egli conosce la fame dell’uomo e sa che nessun pane terreno può saziare il desiderio infinito che abita il suo cuore.

Il pane materiale è necessario alla vita, ma da solo non basta. L’uomo ha bisogno di un nutrimento che raggiunga la profondità della sua esistenza, che sostenga la speranza, illumini la verità e renda possibile l’amore.

Per questo Gesù dona se stesso. Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, il Signore continua a sfamare il suo popolo. Non offre semplicemente qualcosa di sé, ma dona se stesso come pane di vita eterna. È questo il nutrimento senza il quale anche il benessere più grande lascia il cuore inquieto e insoddisfatto.

 

L’attualità del Vangelo

La pagina evangelica ci consegna così anche un insegnamento di grande attualità. Una società che si preoccupa soltanto della crescita economica e del benessere materiale, dimenticando la dimensione spirituale dell’uomo, finisce inevitabilmente per impoverire la persona.

Quando si pretende di costruire un mondo migliore escludendo Dio e riducendo la salvezza al solo progresso tecnico o materiale, si smarrisce la verità sull’uomo e si apre la strada alla solitudine, all’individualismo e alla disperazione.

Cristo, invece, ci rivela che l’uomo vive di pane, ma non di solo pane. Solo l’incontro con Lui restituisce unità alla nostra vita, perché soltanto Lui risponde alla domanda di senso presente nel cuore di ogni persona.

Dall’amicizia di Cristo nasce anche una nuova cultura, una nuova civiltà: non quella fondata sull’accumulo, ma sul dono; non sul possesso, ma sulla comunione; non sull’egoismo, ma sulla carità.

Chi si nutre del Pane eucaristico impara a spezzare la propria vita per gli altri, perché l’amore ricevuto da Cristo diventa, a sua volta, amore donato.

 

 

 

S.E. Mons. Francesco Cavina (foto Monastero WiFi)

 

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