Arte e scienza, intervista ad Enrico Magnani: uno sguardo rivolto al cosmo

Scritto da il 15 Dicembre 2025

Arte e cultura – Oggi su Radio 5.9 abbiamo il piacere di incontrare Enrico Magnani, artista italiano noto per un linguaggio espressivo che intreccia arte, scienza e spiritualità.

Attraverso le sue opere, Magnani esplora le connessioni profonde tra materia ed energia, conoscenza razionale e dimensione interiore, invitando lo spettatore a una riflessione che va oltre il visibile.

In questa intervista Magnani ci accompagnerà nel suo percorso creativo, raccontandoci le ispirazioni, le ricerche e il significato che anima il suo lavoro.

Da scienziato ad artista, come nasce questo percorso apparentemente singolare?

Da bambino, in camera mia, sul tavolino, da una parte stavano i colori a olio e i pennelli, e dall’altra l’atlante atomico. Non è una leggenda, queste passioni si sono sviluppate davvero in tenera età. Arte e scienza mi accompagnano da sempre.

Per un po’ ho pensato che fosse doveroso fare una scelta, ma oggi, col sorriso, mi dico: “Perché scegliere, quando posso averle e coltivarle entrambe?”

Ho fatto studi scientifici e per un po’ anche il ricercatore nella fusione nucleare, anche se non ho mai smesso di dipingere; poi, un bel, giorno la svolta: artista a tempo pieno. Avevo voglia di indagare non solo l’invisibile, ma anche l’indicibile, ovvero ciò che un’equazione non riesce a descrivere, come l’amore, un sogno, lo spirito… e avevo bisogno di tempo.

Così la mia ricerca artistica si è rivolta per prima agli archetipi, poi all’alchimia e alle antiche tradizioni, ma quando tutto sembrava consolidato ecco un altro colpo di scena: la scienza ritorna, anche se con una veste inconsueta. Le mie opere materiche diventano più leggere, celesti, cosmologiche.

Supernove, multiversi, materia oscura… e così cominciano anche le collaborazioni con gli istituti di ricerca (CERN, Laboratori Nazionali del Gran Sasso, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Festival della Scienza…). E questa volta la scienza è intrisa di arte, di metafore, di ponti visivi e intellettuali.

 

Quali sono gli aspetti legati al mondo della scienza dai quali trai ispirazione per le tue opere?

Come ho anticipato, il mio sguardo, oggi, è rivolto al cosmo, all’infinitamente grande che però è intimamente connesso all’infinitamente piccolo: una magia che sicuramente merita di essere esplorata. La materia oscura, ad esempio, influenza il moto delle galassie: micro e macro si tendono la mano e danzano insieme.

Mi ispiro anche al concetto di energia oscura, di supernova, di multiverso… Penso che le mie opere possano essere viste come un catalizzatore per stimolare interesse e curiosità sui misteri della creazione, ma anche sulle possibili connessioni tra l’arte, la scienza e lo spirito. Io mi concentro sul legame tra arte e scienza, ma questo messaggio vale anche per tutti gli altri ambiti della realtà: la realtà non è fatta di compartimenti stagni come in un sottomarino, preferisco vederli come la battigia: da una parte, è vero, c’è solo acqua e dall’altra solo sabbia, ma nella battigia acqua e sabbia interagiscono e non hanno precisi confini. Si crea una danza tra elementi, un gioco sinergico molto interessante.

C’è addirittura chi, nell’estetica delle mie Supernove, vede una mitosi cellulare; non mi dispiace, anzi, rafforza l’idea che a ben guardare tutto è profondamente interconnesso.

 

Se dovessi descrivere la tua produzione artistica quali sono le sue caratteristiche principali e che cosa intendi comunicare attraverso il tuo lavoro?

La mia produzione artistica negli anni ha attraversato molte tematiche. Ho esplorato gli archetipi, i cinque elementi della tradizione greca, l’alchimia, le antiche tradizioni orientali così come i più recenti e affascinanti misteri della cosmologia. Senza dubbio il leitmotiv di tutto questo lavoro è la ricerca nel mistero delle origini. Ricercatore ero nella scienza e ricercatore sono rimasto nell’arte: è solo l’oggetto di questa ricerca che col tempo è cambiato.

Il messaggio, come dicevo, vuole attirare l’attenzione su questo mistero, che non è banale, ma profondo, originario… Un mistero che ci riguarda tutti e che non ha confini né di tempo né di spazio. La nostra origine, la nostra evoluzione, la ricerca interiore, l’osservazione del nostro io in relazione all’esterno e le infinite interconnessioni fra le infinite manifestazioni della realtà. Non sono cose da poco e meritano una riflessione. Nel fare questo, non pretendo di dare risposte definitive, ma solo punti di vista, suggerisco prospettive alternative, ipotesi che a volte possono uscire dal paradigma corrente.

 

I tuoi lavori sono esposti anche al CERN, come nasce questa collaborazione?

Tutto è nato nel 2019 con la mostra “Searching the Unknown – The Dark Matter Collection” curata da Marilena Streit-Bianchi. È stata lei a organizzare tutto. Quando ha visto le mie opere, ha sentito che questa inedita collezione sulla materia oscura doveva essere esposta al CERN. E così è stato.

Nello stesso anno ho conosciuto Michael Hoch, il fondatore di art@CMS/Origin, un gruppo di artisti che si muovono tra arte e scienza, e orbitano attorno al CERN-CMS (Compact Muon Solenoid) la sede dell’esperimento che per primo ha rilevato il leggendario Bosone di Higgs. Grazie a Michael, le mie opere sono entrate a far parte di questo circuito che si propone l’obiettivo di gettare ponti tra scienza e arte non solo al CERN, ma partecipando a eventi di questo genere in giro per il mondo.

 

Come guardi al futuro da artista e da scienziato? Ci sono progetti ai quali stai lavorando e di cui vorresti darci qualche anticipazione?

Forse per scaramanzia, ma non parlo mai di progetti che devo ancora realizzare. Quello che posso dire, invece, e che non è più un segreto, si chiama “Light in the Dark”. Si tratta di un progetto che senza saperlo è nato tanti anni fa, nel 2017 a Chicago, con la prima esposizione di “Supernova”, poi negli anni si è sviluppato e io ho preso sempre più consapevolezza che questo genere di mostre poteva avere un ruolo importante nella comunicazione del legame tra arte e scienza.

Anno dopo anno queste mostre si sono sviluppate nei contenuti, nei materiali e nell’estetica diventando sempre più interattive e immersive, con presenza di buio, luci ultraviolette, videoproiezioni, suoni… e anche un certo numero di informazioni didattiche adatte al grande pubblico; penetrando in contesti tipicamente scientifici proprio con lo scopo di trattare e addolcire tematiche percepite come cose troppo complesse che non ci riguardano – ma è vero proprio il contrario. Le supernove, ad esempio, quelle che vedete rappresentate in alcune mie opere, sono tra gli oggetti più spettacolari del cosmo; la cosa affascinante è che proprio da loro hanno origine gli elementi che permettono la vita come noi la conosciamo. Dire che siamo figli delle stelle può sembrare una frase un po’ banale o un po’ romantica, ma non lo è, la supernova è davvero la nostra grande madre cosmica: una bellissima, coloratissima e brillantissima madre! Splendente come un’intera galassia. Ecco, sono idee come queste che cerco di veicolare con il mio lavoro.

 

E per chi volesse approfondire e conoscere meglio il tuo lavoro?

Oltre naturalmente al sito web che è sempre molto aggiornato e lo considero un vero e proprio archivio online, è da poco uscito il mio nuovo libro “Equazioni di Bellezza – Un viaggio nella creazione artistica tra alchimia e cosmologia”. In questo volume riccamente illustrato racconto molti aneddoti del mio viaggio tra arte e scienza; cerco di spiegare sia le tecniche pittoriche che ho utilizzato negli anni – molte e molto differenti – così come il significato che le mie opere contengono.

Un vero riassunto pratico e intellettuale sia per chi mi segue da anni, ma anche per chi ancora non mi conosce. Devo dire che scrivere questo libro è stato molto utile anche per me: mi ha aiutato a fare il punto della situazione dopo tanti anni di ricerche ad ampio raggio.

A volte – non solo per gli artisti – è utile fermarsi un attimo, riprendere fiato e guardarsi indietro, è utile per capire cosa siamo diventati e dove vogliamo andare.

 

Enrico Magnani


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