50 anni dalla morte di Jimi Hendrix: una classifica dei suoi cinque migliori brani

Jimi Hendrix. Un nome, una chitarra estremamente riconoscibile, un successo mondiale ed enorme quanto breve ed effimero. Quando si nomina Jimi Hendrix si hanno immediatamente davanti agli occhi le immagini di Woodstock, delle sue performances innovative ed estreme, si ricordano subito la Summer of Love, la psichedelia, il movimento hippie. La sua morte a 27 anni ha lasciato sul campo tanta concretezza in termini artistici, ma anche tanto rammarico: cosa sarebbe potuto diventare Jimi Hendrix se non se ne fosse andato così presto?

Sono domande a cui non si possono trovare risposte, ma per celebrare l’artista a cinquant’anni dalla sua morte ricordiamo i suoi cinque pezzi migliori, quelli che hanno fatto la storia e che hanno segnato un’epoca.

5 – PURPLE HAZE

Jimi Hendrix ebbe il primo riconoscimento nazionale grazie al suo primo singolo “Hey Joe”, ma fu il secondo pezzo che uscì a suo nome, “Purple Haze”, che lo rese una superstar. La canzone, anche se raggiunse la posizione 65 nella Top 100, scompigliò tutti i ragazzini degli Stati Uniti; in molti pensarono che la canzone contenesse riferimenti all’LSD, la famosissima droga sintetica, ma l’autore disse che ebbe l’ispirazione da un suo sogno in cui camminava sul fondo del mare. Qualsiasi sia la verità, la canzone cela una delle parti di testo più soggette a pareidolia (quel fenomeno in cui si sente una cosa anche se non è quella giusta): infatti, il cantante dice “Excuse me, while I kiss the sky” (“Perdonami, ora bacio il cielo”) ma è stato per decenni questa riga è stata sentita come “Excuse me, while I kiss this guy” (“Perdonami, ora bacio questo tizio”).

 

 

 

 

4- MACHINE GUN

“Machine Gun” fu registrata nel punto peggiore della Guerra del Vietnam ed è una delle canzoni che si scagliarono più veementemente contro la politica militare statunitense nel sud-est asiatico. È anche una delle canzoni più lunghe registrate da Jimi Hendrix: 12 minuti di veemenza, che nei concerti spesso raggiungevano i 20 minuti grazie ai riff e agli assoli di chitarra di Hendrix; verso la fine, l’artista rese il suono della mitragliatrice (machine gun, appunto) con la sua maestria sullo strumento, e il batterista Buddy Miles, durante l’esecuzione, urlava come in un campo di battaglia. La canzone venne registrata e dedicata, durante i concerti, ai militari dispiegati oltre oceano.

 

 

 

 

 

3- ALL ALONG THE WATCHTOWER

Jimi Hendrix raggiunse la top 40 della Classifica Billboard una sola volta, e fu proprio con questa canzone che è in effetti una cover di Bob Dylan, un altro dei personaggi che negli anni ’60 ebbe il suo punto massimo di popolarità nelle canzoni di protesta contro la guerra.
Hendrix produsse per la prima volta “All Along the Watchtower” nel gennaio del 1968, poche settimane dopo la prima pubblicazione della versione di Dylan nell’album John Wesley Harding. Jimi la mise a posto per mesi fino alla pubblicazione nel settembre di quell’anno, e la sua versione ebbe un pubblico molto maggiore rispetto all’originale: anche Bob Dylan disse che la cover seppe raccogliere un pubblico molto diverso, e che la interpretò in un modo inedito e stupefacente: Dylan la tornò a suonare nei live solo dopo quattro anni dopo la morte di Hendrix per rispetto all’artista.

 

 

 

2- LITTLE WING

Uno dei pezzi più riprodotti, riconoscibili e che ha portato il nome dell’artista nel futuro, tramite l’arte, la pubblicità e il cinema. Jimi Hendrix raccontò la storia dietro al pezzo in un’intervista del 1968 con uno scrittore svedese: “La canzone è basata su uno standard musicale indiano molto, molto semplice”, disse, “ebbi l’idea per la canzone quando a Monterey stavo guardando tutti i dettagli del luogo, ed estremamente affascinato dalla città pensai di trasfigurare nelle sembianze di una donna tutta la bellezza di cui ero circondato, chiamarla “Little Wing” e immaginai vederla volare via”. La canzone è una delle più reinterpretate di sempre nella storia della musica: Derek and the Dominos, Stevie Ray Vaughan, Sting e tantissimi altri la resero propria e nel corso dei decenni l’hanno riprodotta ai loro concerti e nei loro album.

 

 

 

 

1- VOODOO CHILD

La genesi di questo famosissimo brano, sicuramente il più conosciuto della produzione di Hendrix, è strana: partì come jam session dopo la registrazione di Voodoo Chile, un pezzo di 15 minuti, e venne masterizzata e pubblicata poco dopo la morte di Jimi Hendrix, e raggiunse la prima posizione nella classifica UK. Non scalfì, però, la Billboard negli Stati Uniti, anche se nel corso dei decenni è stata suonata dalle radio rock circa 10 miliardi di volte. Un successo senza tempo, che porta Jimi Hendrix nel pantheon del Rock senza tempo.