Sbagliato confondere le parole di Elisabetta Franchi con le responsabilità dello Stato

Scritto da il 8 Maggio 2022

Elisabetta Franchi (Foto Wikipedia, autore Bettybluespa)

 

Non avrei detto nulla sul caso Elisabetta Franchi se non avessi letto il tweet di un Senatore della Repubblica, tale Tommaso Nannicini, che ha commentato le parole della stilista definendole non soltanto “vergognose” ma, addirittura, “illegali“, auspicando quindi l’applicazione delle leggi in materia di pari opportunità. Siccome augurarsi che qualcuno sia “portato in Tribunale” per le proprie parole è sempre una cosa seria ho voluto approfondire. Veniamo ai fatti.

 

 

Donne e moda: il barometro 2022

Elisabetta Franchi era tra gli ospiti del convegno “Donne e moda: il barometro 2022“, evento organizzato da PwC Italia con Il Foglio della Moda. L’iniziativa puntava a ragionare sulla “presenza femminile lungo tutta la filiera della moda italiana, analizzando la tipologia di mansioni ricoperte dalle donne nelle aziende e la rappresentanza nei ruoli apicali, grazie allo studio dei dati delle principali associazioni di settore“.

All’inizio dell’intervista la giornalista Fabiana Giacomotti ha ricordato uno dei primi incontri con l’imprenditrice bolognese: “Dissi che l’unica imprenditrice oltre i cento milioni di fatturato emersa in questo Paese negli ultimi anni era Elisabetta Franchi”. In quell’occasione la stilista scrisse un messaggio ammettendo di non aver ancora “abbastanza donne ai vertici” della propria azienda.

In Italia purtroppo c’è un problema e non lo può risolvere solo l’imprenditore – ha spiegato Elisabetta Franchi – Quando metti una donna in una carica importante, se è molto importante, poi non ti puoi permettere di non vederla arrivare per due anni perché quella posizione è scoperta”. 

La frase incriminata 

“Va fatta una premessa – arriviamo alla frase oggetto delle critiche – io oggi le donne le ho messe ma sono ‘anta’ (over 40, nda) […] se dovevano sposarsi si sono già sposate, se dovevano far figli li hanno già fatti, se dovevano separarsi hanno fatto anche quello e quindi diciamo che io le prendo che hanno già fatto tutti i giri di boa e sono lì tranquille al mio fianco che lavorano h24″. 

Elisabetta Franchi faceva quindi riferimento a ruoli apicali dove una sostituzione per maternità sarebbe alquanto difficile trattandosi spesso di figure direttive altamente specializzate e, quindi, non facilmente reperibili sul mercato per un periodo di tempo limitato. Giusto o sbagliato che sia la stilista ha espresso un fatto piuttosto ovvio, nascondersi che la sua preoccupazione sia la medesima di tanti altri imprenditori è un atteggiamento da anime belle. 

Nel frattempo sui social è partita la solita fanfara di commenti indignati mentre quasi tutti i quotidiani nazionali hanno dato spazio alla polemica criticando le parole della stilista, salvo qualche eccezione.

Forse Elisabetta Franchi, la cui azienda è composta per l’80% proprio da donne, avrebbe potuto esprimersi meglio ma noi certamente non possiamo addebitarle – a lei come agli altri imprenditori – le carenze di una normazione che ancora oggi appare inadeguata a favorire la natalità e l’occupazione.

Dovremmo certamente indignarci per le enormi difficoltà che vivono i neo genitori per quanto riguarda l’accesso ai servizi educativi per la prima infanzia. Dovremmo arrabbiarci pensando all’assenza di misure significative per favorire l’occupazione giovanile, tra queste un auspicabile abbattimento del costo del lavoro e della burocrazia che rendono troppo complesse e costose le assunzioni. Potrei andare avanti per ore…

Dispiace constatare invece come l’indignazione verso ciò che viene detto sia, quasi sempre, maggiore, rispetto all’indignazione verso ciò che accade realmente, ogni giorno, nel nostro Paese.


 

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