Guerra in Ucraina, milioni di profughi costretti a lasciare tutto: da Medyka all’Italia per fuggire alle bombe

Scritto da il 29 Marzo 2022

 

Medyka, fotografia di Alessio Cupelli

 

È passato oltre un mese da quanto Putin ha dato il via all’invasione dell’Ucraina. Il 24 febbraio 2022, giorno di inizio dell’offensiva, ha segnato l’alba di un dramma umanitario tra i più imponenti che l’Europa si sia trovata ad affrontare dalla seconda guerra mondiale in poi. Milioni di profughi, in particolare donne e bambini, stanno lasciando tutto per evitare di finire ammazzati o morire di stenti.

I profughi sono costretti ad abbandonare le proprie case e, soprattutto, a lasciare figli e mariti – dai 18 ai 60 gli uomini non possono uscire dall’Ucraina, devono restare a disposizione per combattere in caso di necessità – con loro tanti anziani che non vogliono o non possono fuggire.

Giovedì scorso abbiamo seguito una spedizione di mezzi carichi di materiale medico-sanitario partiti dalla Provincia di Mantova e diretti alla cittadina polacca di Rzeszów dove venerdì è avvenuta la consegna. Tra i vari partecipanti alla missione – impossibile citarli tutti – ricordiamo Daniele Gotti di Ethics Expo che ha organizzato l’iniziativa, Veronica Barini e Renato Bottura del Colibrì di Mantova, associazione che ha attivato una raccolta fondi permettendo di di acquistare aiuti per oltre 6mila euro e l’associazione Sulla Strada che ha fornito un furgone e reperito prodotti medicali.

Al viaggio si è unito un pulmino messo a disposizione dalla Onlus La Caramella Buona di Reggio Emilia, alla guida un volontario dell’associazione, Gugliemo Sarchiolla. Dopo aver consegnato il materiale raccolto, il mezzo si è diretto al campo profughi di Medyka sul confine con l’Ucraina per aiutare quattro donne e una bimba di cinque anni, provenienti da Kiev e da Leopoli, a raggiungere i parenti in Italia.

Rzeszów

Arrivati a Rzeszów il pulmino è accolto da una fila di mezzi militari provenienti dall’aeroporto, molti poliziotti presidiano la zona per la presenza in città del Presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Lungo la strada verso il confine notiamo l’Air Force One in attesa di ripartire.

Przemysl

Il viaggio prosegue e verso Przemysl a pochi chilometri dal confine dove i profughi arrivano in treno incessantemente da settimane.

La stazione è piena di persone, all’esterno sotto un gazebo si preparano dei panini da regalare a chi ha fame. Sul posto sono presenti i volontari di varie organizzazioni che portano il proprio aiuto. In poco più di mezz’ora arrivano almeno un paio di treni carichi di persone.

Una intera sala della stazione è stata allestita per permettere ai più piccoli di giocare; i bimbi corrono, qualcuno urla e altri fanno dei disegni. Per gli adulti è diverso, camminando non è difficile vedere sguardi persi nel vuoto.

 

Stazione di Przemysl (Foto Radio 5.9)

 

Medyka

Ci dirigiamo a Medyka sul confine con l’Ucraina, lì si trova uno dei campi profughi che dall’inizio del conflitto ha visto transitare un numero impressionante di persone.

Secondo Karolina Lindholm Billing, rappresentante dell’UNHCR in Ucraina, 6,5 milioni di persone sono “sfollate all’interno dell’Ucraina mentre 3,7 milioni sono state costrette ad “abbandonare il paese.

Si stima in 13 milioni il numero di persone bloccate nelle aree colpite che al momento non hanno possibilità di fuga.

Arrivati ci incamminiamo verso la dogana, al punto di arrivo degli autobus due giovani militari polacchi aiutano alcune signore con i bagagli mentre, poco più avanti, un ragazzo ucraino suona il pianoforte per accogliere i profughi.

 

Pianista ucraino suona al campo profughi di Medyka (Foto Radio 5.9)

 

Dopo poco troviamo finalmente Valentina, Natalia e la piccola Eva che dorme in braccio alla nonna, sono in piedi dalle 6:30 del mattino, arrivano da Leopoli dopo aver passato quattordici giorni in un garage di Kiev al riparo dalle bombe. Assieme a loro anche Galya e Yulia, anche loro viaggeranno con noi.

L’autista che ha accompagnato il gruppo vuole stare con noi per vederci partire e assicurarsi che tutto vada bene; avendo 62 anni ha potuto lasciare il Paese, ma farà subito ritorno a Leopoli.

Il marito di Yulia intanto ci chiama raccontandoci che le bombe sono cadute poco distanti da dove si trova, dal telefono sentiamo il rumore delle sirene.

Con noi viaggia Alessio Cupelli, fotoreporter che ha lavorato in varie parti del mondo e documentato la diaspora siriana che dal 2011 ha coinvolto oltre 6 milioni di persone.

Arrivati scatta la foto che vedete a inizio articolo, lo fa chiedendo il permesso e per ringraziare si porta le  mani sul cuore. Durante il ritorno ci dice «quando chiedi una foto stai chiedendo moltissimo e quindi devi dare moltissimo».

Il sole tramonta davanti a Medyka, ci lasciamo alle spalle la dogana e dietro di essa l’Ucraina, vediamo il sole scendere in un orizzonte che sembra non avere fine.

 

Strada di accesso alla dogana di Medyka (Foto Radio 5.9)

 

Cracovia 

Partiamo subito alla volta di Rzeszów dove ci fermiamo a mangiare qualcosa, il cameriere è un ragazzino ucraino, avrà 19 o 20 anni, se si fosse trovato nel suo Paese l’avrebbero costretto a restare e il solo pensiero mette tristezza.

La notte la passiamo a Cracovia, attraversando la città leggiamo tanti messaggi di solidarietà per gli ucraini, alcuni palazzi sono illuminati di blu e giallo mentre lungo la strada i messaggi nei videowall chiedono la fine della guerra.

Arrivati in hotel la receptionist si emoziona leggendo i passaporti, sua mamma è ucraina e ha lo stesso cognome di una delle signore che viaggiano con noi.

In ogni tappa da Medyka a Cracovia constatiamo la gentilezza dei polacchi, tutti hanno speso qualche parola per le nostre compagne di viaggio, pochi gesti che dicono tanto di un popolo.

Italia 

La mattina ci attendono oltre 1.200 chilometri, durante il tragitto parliamo attraverso il traduttore di Google e c’è spazio per qualche risata.

Prima destinazione Nogarole Rocca dove lasciamo Galya e Yulia, lì c’è la figlia di Galya con il marito. Poco dopo arriviamo a Carpi dove Dimitri è venuto a prendere Valentina, Natalia ed Eva.

Ora dovranno ambientarsi nel nostro Paese finché non sarà tornata la pace, sperando al ritorno di ritrovare la propria casa e, soprattutto, chi hanno lasciato.

 

 

 

 


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