L’insensatezza degli attacchi a “La Zanzara” dopo la morte di Mauro da Mantova

Scritto da il 29 Dicembre 2021

Giuseppe Cruciani, ideatore e conduttore de “La Zanzara” (Foto Maria Laura Antonelli/AGF)

 

La scomparsa di Mauro da Mantova, interventista radiofonico noto al pubblico della trasmissione “La Zanzara” di Radio 24 per le posizioni complottiste e, negli ultimi tempi, no vax, ha acceso un dibattito sul programma condotto da Giuseppe Cruciani e David Parenzo.

Mauro Buratti, questo il suo nome, aveva 61 anni ed era ricoverato a Verona da alcune settimane dopo aver contratto il Covid; prima del ricovero era intervenuto a La Zanzara affermando di essere “andato a fare l’untore con 38 di febbre al supermercato”, frase subito condannata dai conduttori.

Successivamente Cruciani, sentendo Mauro telefonicamente e constatando l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, l’avrebbe convinto a ricoverarsi. Purtroppo però ieri è arrivata la notizia che Mauro si è spento all’Ospedale di Borgo Trento di Verona dove si trova.

Dopo la notizia è partito il carosello di articoli e commenti: il Corriere del Veneto ha pubblicato la dichiarazione di un’infermiera che avrebbe curato Mauro: «Quando è arrivato ci aveva deriso […] La spocchia che mostrava in radio è appena il dieci per cento di quella che ha fatto vedere di persona […] Era una persona, e lo abbiamo curato con ogni mezzo. Ma siamo stanchi di essere derisi e insultati da chi deve poi ricorrere a noi quando si trova con l’acqua alla gola».

Karima Moual, che recentemente si era scontrata in tv con Cruciani, ha scritto su Twitter che Mauro non avrebbe dovuto «in alcun modo avere i riflettori e i microfoni addosso, proprio perché si vedeva che era fragile– aggiungendo che – bisognava avere la sensibilità di aiutarlo e non trasformarlo in un fenomeno da baraccone».

Rincara la dose Selvaggia Lucarelli che sempre su Twitter scrive: «La morte di Mauro da Mantova è la morte di un poveretto trattato da giullare che ha il suono non del monito ma della barzelletta triste. E dovrebbe fare scuola non tanto per i no vax, ma per chi usa i no vax nel ruolo delle macchiette per un po’ di show».
 

  1. Mauro era un complottista ben prima del Covid-19 e chi segue La Zanzara lo sa bene. Non invitarlo avrebbe fatto la differenza? Improbabile e  comunque non dimostrabile. Nei suoi interventi Mauro ricordava quei personaggi da bar di paese, persone che vivono delle proprie storture, sole, polemiche fino al midollo, fondamentalmente buone e spesso vittime delle proprie convinzioni.
  2. Che si parli di politica, religione, sesso o altro La Zanzara fa una fotografia dell’Italia: i conduttori danno spazio a umori già presenti, non creano opinioni ma danno voce a idee già formate e radicate, belle o brutte che siano, condivisibili o deprecabili; non creano i personaggi, li scovano.
  3. Abbiamo visto programmi televisivi ospitare in prima serata medici no vax o complottisti; spesso queste persone sono state inserite all’interno di dibattiti nei quali si trovavano a discutere con cattedratici, medici e rappresentanti delle istituzioni, ponendo sullo stesso piano dati scientifici e opinioni personali, figure autorevoli e personaggi improbabili. Nel caso di Mauro da Mantova, invece, gli interventi erano all’interno di un “contenitore” che certamente non puntava a conferire alcuna autorevolezza alle posizioni (assurde) espresse, semmai il contrario. Quest’ultimo punto dovrebbe bastare a far capire che le “accuse” ai conduttori sono prive di fondamento.

Infine, ed è questo il motivo per cui ho scritto, ha ragione Giuseppe Cruciani quando dice che “commentare ‘se l’è cercata’ è da miserabili“. Nessuno vorrebbe morire e questo, certamente, valeva anche per Mauro da Mantova.

 

 


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