Ludopatia, cause e conseguenze: la parola all’esperto

Scritto da il 27 Dicembre 2021

Foto Mimmo Frassineti / AGF

 

Quali sono i segnali precoci per poter individuare la dipendenza dal gioco d’azzardo? Come possiamo capire se stia diventando una malattia al di fuori del nostro controllo o di una persona a noi vicina?

Approfondiamo il fenomeno della ludopatia dal punto di vista sociale, analizzando, attraverso l’intervento del dottor Ezio Pellicano, il passaggio che avviene dal gioco fino ad arrivare ad una vera e propria patologia.

 

Cosa si indica con il termine ludopatia?

Il termine ludopatia fa riferimento alla condizione di dipendenza da gioco d’azzardo. Spesso nei testi di ambito medico-psichiatrico e psicologico compare con il sinonimo di gioco d’azzardo patologico.(G.A.P) Quest’ultima definizione, anche nella forma abbreviata dell’acronimo G.A.P., è il termine tecnico che più si raccomanda.

 

Può indicarci meglio cosa si intende per patologico?

Nel DSM-5 il GAP è definito come un “comportamento problematico persistente o ricorrente legato al gioco d’azzardo, una forma di dipendenza che induce il soggetto alla coazione a ripetere, alla necessità imperante di giocare e a percepire sofferenza se costretto ad astenersi da gioco.”

Il desiderio ossessivo di recuperare il denaro perduto può portare il giocatore a perdere completamente la percezione del tempo che dedica al gioco e della quantità di soldi che sta scommettendo. Giocare denaro diventa, almeno in alcuni momenti, il centro di interesse esclusivo, la passione, l’occupazione, la preoccupazione centrale della propria esistenza.

Niente può fermare il giocatore e quest’attività conduce, presto o tardi, alla disorganizzazione della sua vita ed alla totale mancanza di controllo sulla gestione del denaro. Nella maggior parte dei casi queste persone non si rendono conto di avere un problema, fino a quando cominciano a perdere il lavoro e gli affetti.

 

Quando possiamo diagnosticare una Ludopatia? A quali segnali bisogna fare attenzione?

Per essere diagnosticata come tale devono essere rilevate quattro (o più) delle seguenti condizioni entro un periodo di 12 mesi:

  • Bisogno di giocare quantità crescenti di denaro per ottenere l’eccitazione desiderata.
  • Irrequietezza o irritabilità se si riduce o si sospende il giocare.
  • Ripetuti sforzi infruttuosi per controllare, ridurre o smettere di giocare.
  • Presenza di pensieri persistenti inerenti al gioco (es.: la persona ha pensieri persistenti, rivive passate esperienze di gioco, analizza gli ostacoli e pianifica la prossima giocata, pensa ai modi di ottenere denaro con cui giocare, etc…).
  • La persona gioca quando si sente a disagio (es.: indifeso/a, colpevole, ansioso/a, depresso/a).
  • Dopo aver perso denaro (anche cifre ingenti) spesso torna a giocare per ritentare (”rincorrere” le proprie perdite).
  • Menzogne per occultare l’entità del coinvolgimento nel gioco.
  • Compromissione delle relazioni significative, problemi sul lavoro o con lo studio a causa del gioco.
  • Richieste agli altri per procurarsi il denaro necessario a risollevare situazioni finanziarie causate dal gioco.

 

Esistono diverse tipologie di giocatori?

Generalmente si riconoscono 4 tipologie, di queste 3 portano a dipendenza:

I giocatori sociali sono coloro che hanno il pieno controllo sulle attività di gioco e le utilizzano per svago, senza che queste vadano a intaccare altri aspetti della propria vita come il lavoro o la famiglia.

I giocatori d’azione con sindrome da dipendenza sono invece coloro che non riescono più a controllare le proprie abitudini di gioco e giocano in maniera compulsiva per rimanere costantemente in azione. Non riescono a smettere di giocare e questo ha ricadute negative anche negli altri ambiti della loro vita.

I giocatori per fuga con sindrome da dipendenza giocano per alleviare sensazioni negative come ansia, rabbia, noia, solitudine o per combattere la depressione. Il gioco d’azzardo diventa una sorta di terapia palliativa per una situazione di difficoltà, le cui conseguenze però si vanno ad aggravare.

I giocatori antisociali, infine, utilizzano il gioco d’azzardo in modo illegale per ottenerne un guadagno.

 

Esiste un profilo del Gambler (Giocatore d’azzardo compulsivo)?

Secondo gli studi raccolti in letteratura, generalmente si tratta di un individuo di sesso maschile, con uno stile di vita poco salutare che include l’abuso di alcol, fumo e/o sostanze stupefacenti, che gioca soprattutto con le slot e con le Vlt. Una sua caratteristica peculiare è un’elevata sensibilità alla noia ed alla ricerca di sensazioni appaganti.

Nei casi più problematici è possibile riscontrare anche estraneità al mondo che lo circonda, impulsività, incapacità di esprimere e percepire emozioni. Il giocatore patologico tende anche ad attribuire la propria sconfitta al gioco alla mera cattiva sorte, mentre la vittoria viene attribuita in maniera assoluta alle proprie capacità di giocatore anche in caso di giochi dove non è necessaria alcuna abilità.

Si evidenziano quindi:

  • Difficoltà a percepire le emozioni e una maggiore tendenza all’azione.
    Le persone predisposte a ludopatia non sono connesse con le proprie emozioni. Non riescono a comprendere cosa accade nel loro mondo interno. Se provano emozioni dolorose sono più orientate ad agire piuttosto che a sentire. Pertanto possono sviluppare l’azione compulsiva, come il gioco compulsivo.
  • L’impulsività è un aspetto fondamentale della personalità predisposta a ludopatia. I livelli di impulsività possono influenzare l’esordio di un disturbo del controllo degli impulsi, come il gioco d’azzardo patologico o un disturbo da uso di sostanze. Ciò non significa che tutte le persone impulsive svilupperanno abitudini o problemi di gioco! Ma può accadere se concorrono tutti i fattori predisponenti al momento giusto.
  • Strategie di copying disadattive. Nei periodi di stress hanno difficoltà a trovare strategie funzionali per gestire la pressione emotiva.
  • L’incapacità di ritardare una gratificazione è un segnale correlato all’impulsività. Le persone con ludopatia, hanno una maggiore difficoltà ad aspettare la ricompensa. Tendono ad avere interesse per gli stimoli gratificanti immediati.
  • Irrequietezza e irritabilità. Le persone con una predisposizione al gioco compulsivo possono presentare tensione e agitazione psico-fisica che spesso sfocia in irritabilità.
  • Comportamento antisociale.
  • Alterazioni neurofisiologiche. È stato dimostrato che i giocatori compulsivi presentano un’alterazione nel rilascio di dopamina. La dopamina è una sostanza del cervello (neurotrasmettitore) che regola la percezione della ricompensa/gratificazione. È stato dimostrato che la semplice aspettativa di guadagno favorisce il rilascio di dopamina, e quindi amplifica la percezione di una gratificazione.

Altro fattore importante è il luogo in cui si gioca: si preferiscono luoghi lontani dalla propria abitazione o dal luogo di lavoro e con la sicurezza di avare garantita la privacy delle proprie giocate. Un elemento che dimostra la percezione di vergogna sociale relativa al fenomeno del gioco compulsivo, che rende ancora più difficile la sua individuazione.

 

Quali sono le aree coinvolte nel disturbo?
  • Area psicologica: ossessione del gioco, senso di onnipotenza, presunzione, nervosismo, irritabilità, ansia, alterazioni del tono dell’umore, persecutorietà, senso di colpa, alterazioni dell’autostima, tendenza alla superstizione, aumento dell’impulsività, distorsione della realtà;
  • Area fisica: alterazioni dell’alimentazione, cefalea, conseguenze fisiche dell’utilizzo di sostanze stupefacenti o alcol, sintomi fisici d’ansia (tremori, sudorazione, ecc.);
  • Area sociale: danni economici, danni morali, danni sociali, danni familiari, danni lavorativi, difficile gestione del denaro, isolamento sociale.

 

Rischi futuri ?

Malgrado il profilo fin qui analizzato corrisponda a un uomo adulto, non è da sottovalutare anche il fenomeno del gioco d’azzardo patologico fra i ragazzi più giovani. La ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità ci dice che buona parte dei 700 mila giovani giocatori sono maschi, del sud o delle isole e frequentano istituti tecnici e professionali.

 

Statistiche

Secondo le stime, 68.850 di loro risulta essere un giocatore problematico. Parliamo di minorenni che abitualmente giocano d’azzardo e hanno seri problemi a smettere. Praticano soprattutto scommesse sportive (il 79,6%) e lotterie istantanee (il 70,1%), metodi di gioco a loro più facilmente accessibili e con meno controlli da parte dei fornitori. Secondo lo studio, è molto probabile che una volta maggiorenni si spostino anche verso altre tipologie e modalità di gioco.

Anche studi effettuati sul territorio evidenziano forti criticità riguardo ai giovani. Secondo una ricerca della Caritas di Roma su un campione di 1.600 ragazzi di età compresa fra i 13 e i 17 anni, il 36,3% gioca d’azzardo almeno una volta al mese. I giochi più popolari sono le scommesse sportive, diffuse fra l’88,3% degli intervistati, i Gratta e Vinci, utilizzati abitualmente dal 48% del campione, e le scommesse online, fatte dal 30%.

Lo studio della Caritas evidenzia anche come i veicoli maggiori che portano i giovani a conoscere il gioco d’azzardo sono gli spot in Tv e la pubblicità online. È verosimile pensare che chi segue abitualmente sport in televisione sia più sensibile alle pubblicità sul gioco d’azzardo che normalmente possiamo trovare fra gli intermezzi di una partita di calcio o di un qualunque altro evento sportivo.

 

A chi rivolgersi?

Oggi tutte le strutture sanitarie sono attrezzate per accogliere questo tipo di problema, inoltre la terapia viene scelta sulla base delle caratteristiche del paziente e può essere basata sulla psicoterapia, sulla terapia farmacologica e sul ricorso a gruppi di auto-aiuto (per esempio gli Scommettitori Anonimi). Le forme di psicoterapia più utilizzate nel trattamento della dipendenza da gioco sono:

  • cognitivo-comportamentale;
  • cognitivo;
  • comportamentale di gruppo.

La psicoterapia può aiutare a favorire strategie positive nella gestione dei comportamenti compulsivi.

Laddove la psicoterapia non basta, si può integrare la terapia farmacologica. L’uso di psicofarmaci specifici può agire positivamente sul rilascio della dopamina (sostanza che regola la percezione della ricompensa). Per cui se il gioco compulsivo inizia a compromettere seriamente la vostra vita o la vita di un vostro parente, considerate la possibilità di rivolgervi a un esperto (psicologo, medico di base, psichiatra, SerT del vostro ospedale)

 

 


Ezio Pellicano

Ezio Pellicano

 

Ezio Pellicano è psicoterapeuta specializzato nell’indirizzo Cognitivo-Comportamentale, iscritto all’Ordine degli Psicologi del Lazio dal 2003 (nr. 12449), svolge la professione presso studio privato a Colleferro in Provincia di Roma.

Rivolge il suo intervento al trattamento individuale di giovani e adulti su tematiche quali ansia, panico, depressione, dipendenze, fobie e disturbi del comportamento alimentare.

 


 

 



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