Vangelo della domenica, la riflessione del Vescovo Francesco Cavina: “La Trinità parla della profondità del mistero di Dio”

Scritto da il 29 Maggio 2021

Divina Commedia Santissima Trinità

Foto Fototeca Gilardi / AGF. Divina Commedia, Paradiso, canto XXXIII. In una cornice allegorica dell’opera: a sinistra il Sommo Poeta Dante Alighieri (1265-1321) allo scrittoio, a destra il mistero della Santissima Trinità. Cromolitografia da una serie di Egisto Sborgi Editore, Firenze 1918

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Condividiamo di seguito la riflessione sul Vangelo di domenica 30 maggio 2021 di monsignor Francesco Cavina, Vescovo Emerito di Carpi:

“L’Anno liturgico ci fa celebrare gli eventi della nostra salvezza: l’incarnazione, la passione, la morte, la resurrezione, l’ascensione di Cristo e la venuta dello Spirito Santo.

Con la solennità odierna la Chiesa ci invita a contemplare il punto di partenza da cui tutto è scaturito: la Santissima Trinità. La Trinità ci parla della profondità del mistero di Dio, che, in parte, rimane inaccessibile anche dopo che Cristo ce ne ha parlato.

Tuttavia, nonostante questa “oscurità” la vita cristiana ha grande familiarità con la Santissima Trinità. Ogni volta che facciamo il segno della croce, ad esempio, noi utilizziamo il nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Questo ricordo-presenza della Trinità lo ritroviamo, poi, nella celebrazione dei sacramenti e nella preghiera cristiana.

Dire che Dio è Trinità significa affermare che Dio non è solitudine. Dio è “famiglia”, è “comunità”. Questa rivelazione ci porta a riconoscere che l’essenza stessa di Dio è un “monoteismo comunionale”. San Giovanni nella sua prima lettera, alla luce di questa rivelazione, ha operato una delle più belle sintesi quando afferma che: “Dio è amore”.

Le tre Persone divine si amano e si donano reciprocamente. Il Padre ha sempre l’iniziativa ed il suo amore è disinteressato, libero e senza limiti.

Questo amore gratuito è presente nel Figlio, che, una volta incarnato, non tiene nulla per sé e muore per la nostra salvezza. Lo Spirito Santo, che ci è mandato dal Padre per la mediazione di Cristo, ha la missione di comunicare all’uomo l’amore del Padre e del Figlio e di aiutarci ad accoglierlo.

Grazie allo Spirito, la Trinità stessa diviene la nostra esperienza: Verremo [Padre, Figlio e Spirito Santo] a lui [si parla del discepolo] e porremo la nostra dimora presso di lui.

Questo significa che l’intera realtà non solo poggia sulla gratuità, ma che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono il fine, la certezza, la liberazione, la gioia, la pace e il dialogo dell’uomo.

Una volta compreso che Dio è amore diventa più facile riconoscere che la vocazione irrinunciabile del cristiano è l’amore perché l’uomo è creato ad immagine di Dio Trinità.

Pertanto, l’uomo ritrova se stesso non nell’amore gretto, commercializzato, pretenzioso, egoista, ma nell’esperienza del dono e di un amore gratuito, capace di perdono, servizievole, generoso, umile, come quello della Santissima Trinità.”

 


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