Rewind – “Are You Experienced”: se aveste un’astronave andreste su Venere o su Marte?

Scritto da il 1 Maggio 2021

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Jimi Hendrix

Hans Kerrinckx “The Jimi Hendrix Experience” (CC BY-NC-SA 2.0) via Flickr.com

Se in storia abbiamo un prima ed un dopo Cristo, nel mondo della musica abbiamo un prima ed un dopo Jimi Hendrix: nel 1967 il mondo della musica e il mondo della chitarra vedranno brillare una delle loro luci più intense, una luce che brilla ancora oggi dopo più di 50 anni.

C’è chi lo definisce una meteora, ma credo che la definizione più adatta per James Marshall Hendrix, nato Johnny Allen, sia quella di una cometa: una carriera breve dalla seconda metà degli anni ‘60 fino al 1970, anno della sua prematura scomparsa, con la “The Jimi Hendrix Experience” prima e con la “Band of Gypsys” nell’ultimo periodo.

Un cometa chiamata Hendrix?

Una cometa perché in realtà quello che sarà il suo primo album, di cui vi parlerò tra poco, è la naturale conclusione di un percorso e l’inizio di un altro:

La cometa chiamata Hendrix aveva iniziato ad avvicinarsi al mainstream per poi allontanarsi improvvisamente, stanco di suonare le stesse canzoni tutte le sere e desideroso di liberarsi dai vincoli che le etichette del Rhythm & Blues gli imponevano: “Non si tratta di essere migliori o qualcosa del genere. Si tratta di essere ispirato. E io sono ispirato da tutti, sono ispirato da tutti i tipi di persone. Per me è arte e con l’arte stai solo mostrando qualcosa che non hai mai visto prima. Oppure, anche se è qualcosa che vedi ogni giorno, lo stai mostrando in un modo nuovo. Quindi è tutto fonte di ispirazione e ispirazione per altre persone.”

Ed eccoci qui con il primo disco dal titolo “Are You Experienced”.

jimi hendrix are you experienced

Jason Hickey (CC BY 2.0) via Flickr.com

Due versioni, rilasciate a distanza di mesi l’una dall’altra: una inglese ed una americana, con tracklist diverse poiché “Foxey Lady” apre la prima e “Purple Haze” apre la seconda.

Le due versioni differiscono anche per la copertina: più scura ed elegante quella inglese, decisamente più psichedelica e colorata quella americana.

In Inghilterra l’album arriverà secondo: davanti alla Jimi Hendrix Experience solo un gruppetto chiamato Beatles con il loro album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”.

Il successo inglese è dovuto molto probabilmente al fatto che durante la registrazione dell’album, il trio intraprese un tour nel Regno Unito, facendo anche delle apparizioni televisive.

In America l’album fu pubblicato dopo l’esibizione del gruppo al Monterey Pop Festival: furono Paul McCartney e gli Who a volere a tutti i costi che Hendrix si esibisse e il concerto passerà alla storia perché qui Jimi dà fuoco alla sua Fender Stratocaster.

Che vi stiate ascoltando una versione o l’altra non troverete nessun brano filler utilizzato per allungare il brodo: tutti i brani sono la manifestazione del genio musicale e della reinterpretazione della musica R&B fatta da Hendrix.

L’innovatore

L’uso del feedback, delle distorsioni e degli effetti applicati alla chitarra, alla voce e alla stereofonia, trovano in quegli undici brani una nuova dimensione, creando nuovi spazi sulle geometrie sonore che daranno tanto materiale da cui attingere e copiare ai musicisti futuri: gli stessi Eric Clapton e Jeff Beck, suoi contemporanei, ne rimarranno impressionati, mentre Bob Dylan inizierà a introdurre chitarre elettriche distorte nei suoi dischi.

Hendrix va oltre al concetto di musica attingendo da tutto ciò che lo ha sempre caratterizzato, in un background che parte dall’esercito, passando per Seattle e per la scena Blues americana (di cui è stato a lungo turnista), ma così diversa da quella londinese in cui ha iniziato a muovere i suoi primi passi come Jimi.

I testi

Nei suoi testi ritroviamo l’influenza di Dylan di cui era un grande fan: l’album diventa così più personale, come in “Manic Depression” e “I Don’t Live Today” che suonano come un testamento se pensiamo alla sua prematura scomparsa, lasciando sempre spazio al suo virtuosismo chitarristico e all’energia travolgente e rabbiosa, la stessa energia che arriverà con la musica psichedelica, come testimonia “Third Stone From The Sun” precursore del genere.

La title track “Are You Experienced?” richiama tutto ciò che si può trovare nell’album e lo mescola in un’innovazione del Blues-Jazz dal ritmo incalzante con questo effetto roboante di percussioni in cui emergono le frasi soliste della chitarra che tanto si trasforma sotto le sapienti mani di Hendrix nella manifestazione della sua rabbia.

Il ritmo incalzante è padrone di tutto l’album, trasportando l’ascoltatore in una nuova realtà a metà tra la terra e lo spazio profondo: non a caso “Purple Haze” è stata associata a qualche sostanza stupefacente per il viaggio descritto, viaggio in cui l’ascoltatore viene preso per mano e guidato fino a “Fire” dove il riferimento è più esplicito.

Libertà di andare oltre

Se dovessi definire quest’album lo definirei con una sola parola: libertà. La libertà di avere la scelta di poter essere e fare ciò che l’istinto suggerisce, ciò che la creatività e l’ispirazione portano, raggiungendo vette altissime come in “The Wind Cries Mary” dove la poetica linea vocale si intreccia con una melodica sezione musicale che le calzano addosso come un abito di alta sartoria italiana.

Se aveste un’astronave andreste su Venere o su Marte? Hendrix ha scelto di spingersi oltre, arrivando là dove pochi altri si sono spinti e la prova è il disco successivo “Axis: Bold As Love”, ma questa è un’altra storia.

“Rewind” è un appuntamento mensile con gli album che hanno fatto la storia della musica: un viaggio attraverso gli anni alla ricerca di quelle pietre miliari che tanto hanno saputo cambiare lo scenario musicale, scolpendo in modo indelebile la figura di un artista o di una band nell’immaginario culturale, consacrandoli per sempre a miti della musica.

 


Nicola Morgan SgarbiNicola “Morgan” Sgarbi classe ‘92, da sempre appassionato di tutto ciò che è nerd e musica, decide di fare diventare questa passione il suo lavoro.

Dal 2014 è docente di chitarra elettrica, acustica, musica d’insieme e propedeutica musicale presso la Fondazione Scuola di Musica “Carlo e Guglielmo Andreoli” di Mirandola, nonché co-organizzatore del concorso musicale “Mirandola Rock” e uno dei coordinatori del progetto “A scuola di Rock” della Fondazione stessa.

Ha suonato in svariati gruppi e formazioni musicali nel corso della sua adolescenza. Al momento suona come chitarrista nei seguenti progetti:

– “Coro Moderno Mousiké” della Fondazione “Andreoli”
– quartetto acustico “Pull Lovers”
– duo acustico “MorgAnn”
– “Pahann” progetto solista in cui è arrangiatore e produttore assieme a Cam Alchemy

 



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