Venti di guerra dopo l’assassinio del Generale Soleimani

Sale nuovamente la tensione in Medio Oriente.

I vertici militari Usa hanno informato la loro controparte irachena che le truppe statunitensi stanno iniziano i preparativi per «lasciare» il Paese. Il generale di brigata William Seely, capo della task force Usa ha scritto una lettera al capo iracheno delle operazioni congiunte, visionata dall’agenzia Afp.

Ieri il Parlamento iracheno, in reazione all’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani, aveva votato in favore della partenza delle truppe straniere nel Paese. Nella lettera si afferma che forze della coalizione guidata dagli Usa «si riposizioneranno nei prossimi giorni e settimane per prepararsi ad un successivo spostamento». «Per svolgere questa operazione, le forze della coalizione devono prendere alcune misure affinché il trasferimento fuori dall’Iraq avvenga in modo sicuro ed efficiente», prosegue la lettera. Non è chiaro se il messaggio indichi solo un ritiro americano, o di altri paesi della Coalizione, che sono 76.

Milioni di iraniani hanno sfilato a Teheran al corteo funebre del generale Soleimani e il leader iraniano Ali Khamenei ha pregato in lacrime sulle bare di Soleimani e degli altri ufficiali uccisi nel raid americano, durante la cerimonia funebre all’università di Teheran. Milioni di persone hanno continuato a sfilare in processione nella piazza Azadi. L’effigie del presidente Donald Trump è stata esposta in Enghelab Street con una corda al collo.

Mentre l’Europa guarda, goffa ed inerme, nuovi venti di guerra spirano da Oriente. Dell’instabilità irachena, specialmente in questo particolare momento storico, non può trovare giovamento proprio nessuna Nazione: nemmeno la sempre scalpitante America.