Vangelo della domenica, il commento del Vescovo Francesco Cavina: “Cristo ha voluto condividere in tutto la condizione umana”

Il commento al Vangelo di domenica 12 gennaio 2020 di monsignor Francesco Cavina*:

“In quel tempo Gesù andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Così racconta il testo evangelico di questa domenica. Vogliamo chiederci innanzitutto che caratteristiche aveva il Battesimo di Giovanni. Era un battesimo di penitenza. La persona che accettava di farsi battezzate da Giovani manifestava pubblicamente la sua decisione di seguire la Parola di Dio e quindi di inserirsi in un cammino di vita nuova, cioè di conversione.

Per quale ragione, allora, Gesù si reca da Giovanni per farsi battezzare dal momento che egli, in quanto Dio, non conosce alcun peccato, e quindi non necessita di cambiare vita? Anzi, Cristo è venuto nel mondo proprio per liberare l’uomo dal male – il peccato – che conduce alla morte morale, spirituale ed eterna. E’ dunque comprensibile lo stupore e lo sconcerto di Giovanni che quando vede comparire davanti a sé Gesù si oppone perché ne riconosce la superiorità: Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu viene a me? E cerca di impedirgli di farsi battezzare.

Cristo, sottoponendosi al battesimo di Giovanni, manifesta la sua volontà di volere condividere in tutto la nostra condizione umana. Sono da intendersi in questo modo le parole, un po’ enigmatiche, che Gesù rivolge al Battista: Lascia fare per ora, perché conviene che così adempiamo ogni giustizia. Con queste poche parole – le prime che pronuncia – Gesù dichiara che corrisponde alla volontà di Dio che Egli si faccia battezzare da Giovanni. Non è una sua iniziativa personale.  Con questo gesto il Signore si mette a fianco dei peccatori che desiderano convertirsi. In tale modo rende manifesta la sua missione. Egli è venuto per prendersi cura dell’uomo ferito dal peccato e a rivelare il progetto di salvezza del Padre a favore dell’umanità.

L’evangelista Matteo sottolinea che “Appena battezzato” si aprirono i cieli e il Padre, presenta Gesù con queste parole: Questi è il figlio mio, il Diletto. Dio non si rivolge a Gesù, ma agli uomini e dichiara che colui che è obbediente a Lui e sta al fianco dei peccatori è il Suo Figlio prediletto che bisogna ascoltare perché chi ascolta Lui ascolta il Padre.

Celebrando il Battesimo del Signore, noi contempliamo, in germe, l’opera della nostra salvezza, che raggiunge la nostra vita attraverso il sacramento del Battesimo, istituito da Gesù stesso, il quale è nello stesso tempo, dono e progetto di vita. Dono perché con esso sopraggiunge alla nostra vita una ricchezza immeritata: veniamo strappati al Male per venire elevati alla dignità di Figli di Dio. Anche per noi, quindi, nel giorno del nostro Battesimo si è aperta la porta del cielo e Dio ci ha detto: Tu sei mio figlio Diletto.

Progetto perché al Battesimo è legato una missione: ogni battezzato è impegnato ad abbandonare un’esistenza concentrata su di sé e ad accettare un’esistenza aperta a Dio. San Paolo afferma che siamo chiamati ad abbandonare l’uomo vecchio per rivestire l’uomo nuovo. Dove nuovo è ciò che è di Dio e vecchio è ciò che è del peccato.

Concludiamo la nostra riflessione con le parole di un grande Papa, San Leone Magno: Con il sacramento del Battesimo sei divenuto tempio dello Spirito Santo, perciò non devi mai scacciare da te un ospite così grande con le tue azioni cattive, né sottometterti di nuovo ala schiavitù del demonio, perché prezzo del tuo riscatto è il sangue di Cristo (Omelia, XXI, 3).”

*Vescovo Emerito di Carpi