Vangelo della domenica, il commento del Vescovo Francesco Cavina: “Cristo è la fede della Chiesa”

Il commento al Vangelo di domenica 8 marzo 2020 di monsignor Francesco Cavina*:

“La Trasfigurazione è una delle pagine più belle e più straordinarie della vita di Cristo. San Leone Magno spiega che con questo miracolo Gesù ha voluto rimuovere dal cuore dei discepoli lo scandalo della croce (Omelie, LI,3).

Gesù, prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e si reca in un luogo appartato, forse il monte Tabor, per pregare, come faceva spesso nelle ore notturne. I tre apostoli, oppressi dal sonno, ad un certo momento, vedono Gesù splendente come il sole (Mt), mentre le sue vesti sono candide come la neve (Mc). Sole e neve! Si tratta di una combinazione di elementi naturali che servono per descrivere il nuovo aspetto di Cristo. È diventato “Luce” come Dio. Si mostra rivestito dello splendore e della gloria divina che gli appartengono in quanto Figlio di Dio. La sua divinità, nei giorni abituali della sua vita terrena, restava nascosta a causa dell’abbassamento dell’Incarnazione con il quale si è rivestito della nostra miseria e della nostra mortalità, fino ad accettare di morire per noi.

Pietro, il più impulsivo, generoso, entusiasta degli apostoli manifesta la sua gioia: Come è bello stare qui! E’ bello perché Dio che è Luce è anche bellezza (San Francesco d’Assisi) e quando la luce di Dio brilla sull’uomo questi è felice e appagato. Lontano da quel volto l’uomo, invece, è sempre fuori posto e alienato. Il volto trasfigurato di Cristo, cioè il volto del Figlio di Dio, infatti, è il nostro vero volto perché in Lui noi siamo stati pensati, conosciuti, amati e voluti e, dunque, ciò che veramente conta per noi è di rimanere con Gesù, in questa vita e nella vita eterna. Pietro, poiché ogni suo desiderio è pienamente appagato dalla contemplazione del volto di Cristo, propone di rendere permanente la loro presenza sul monte.

Alla luce dell’esperienza di bellezza che vivono i tre apostoli, permettetemi una breve digressione. La presenza di Gesù è una luce, una ricchezza, una pienezza che dà senso alla vita e che va adeguatamente onorata. Per questo la liturgia, l’arte – la bibbia dei e per i poveri – il canto devono essere belli, per rappresentare stille di luce che rendono presente la Luce. Una liturgia schiatta, un’arte disadorna, una chiesa buia e spoglia non solo non rendono onore a Dio, ma impediscono a noi di percepire qualcosa dei suoni melodiosi del cielo (Benedetto XVI, Omelia nel Natale di Cristo, 2013).

La presenza di Mosè e di Elia ha molto da dirci! Essi conversano con Cristo, sono finalmente in compagnia di Colui del quale avevano parlato e che tanto avevano atteso. Con la loro presenza testimoniano, innanzitutto, che l’Antico Testamento, che la storia di Israele convergono su Cristo, si sono compiute in Lui. Infatti, la legge e la profezia “come due testimoni parlano di Cristo (Pascasio Radberto).

Il Padre si rivolge ai discepoli e rivela loro chi è Gesù: Questi è il mio Figlio diletto. Si tratta di parole che essi avevano già sentite al battesimo nel fiume Giordano. Ora, questa ulteriore testimonianza del Padre libera il campo da qualsiasi possibile fraintendimento circa l’identità e il destino di Cristo. Colui che sta andando incontro alla passione e alla morte a Gerusalemme è “il Figlio di Dio, che gli apostoli, nella Trasfigurazione, hanno visto, per qualche istante, rivestito della sua divinità e hanno potuto intravederne la gloria e lo splendore che diventerà “normale” dopo la sua morte e resurrezione.

L’episodio della Trasfigurazione porta a chiederci: Chi è Gesù? Io conosco davvero Gesù? So dire chi è veramente?  La conoscenza di Gesù non è possibile senza l’ascolto: Ascoltatelo. Non è un consiglio quello che Dio dona, ma un comando. Dice il Padre celeste: Lui dovete ascoltare. L’ascolto della parola di Gesù genera la fede, la quale è sempre veicolo di idee e conoscenze perché ci rivela la volontà salvifica di Dio, ci dice chi siamo noi, quale è il senso della storia nella quale siamo inseriti. Chi ci aiuta in questo cammino di autentica conoscenza di Cristo è la fede della Chiesa, che trova la sua massima manifestazione nella vita e negli scritti dei santi e nella vivente Tradizione della Chiesa.”

*Vescovo Emerito di Carpi