Coronavirus, il Vescovo Francesco Cavina: “La bufera si combatte rimanendo uniti. Occorre meditazione profonda sul senso della vita”

Riportiamo di seguito la lettera del Vescovo Emerito di Carpi Francesco Cavina inviata il 19 marzo 2020 in occasione della festa di san Giuseppe:

Cari amiche e amici, gli eventi di questi giorni ci hanno travolti. Una inaspettata voragine si è aperta nelle nostre vite gettandoci, ancora una volta, nel buio dell’incertezza. Il Coronavirus sta mettendo in ginocchio le evolute società del terzo millennio e questo ci porta inevitabilmente a rivivere le medesime angosce, emozioni e paure del terremoto di otto anni.

Oggi come allora, la nostra salute e la nostra resistenza psicologica sono messe in pericolo; oggi come allora, la possibilità di costruire un futuro, di fare progetti e di rispettarli sono stati spazzati. Il mondo si è fermato!

La tentazione di lasciarsi cadere le braccia è forte – il nostro territorio (parlo di “nostro” perché rimango pur sempre vescovo emerito di Carpi) stava già vivendo una pesante crisi economica pregressa e le conseguenze del post Coronavirus le dobbiamo ancora misurare – ma voi sapete che la bufera si combatte con il desiderio di rimanere uniti, di “fare qualcosa”, con la solidarietà fraterna. Si tratta di virtù che affiorano più vigorose nelle difficoltà, mentre si assopiscono nelle agiatezze e nelle sicurezze di cui ci circondiamo.

Dobbiamo riflettere! Penso che questa prova debba portarci a compiere una meditazione profonda sul senso della vita, sull’impegno sociale di ogni persona e sul disegno di Dio su ciascuno di noi e sulla creazione.

Oggi (19 marzo, ndr) celebriamo la festa di san Giuseppe, patrono dei lavoratori. Da lui possiamo imparare ad affrontare le difficoltà della vita e a guardare con fiducia al futuro. Infatti, anche lui, tante volte, si è trovato a confrontarsi con situazioni ed eventi che apparivano al di sopra delle sue possibilità, ma, ponendo la sua fiducia in Dio, li ha fronteggiati senza esitazione, con impegno, determinazione, disposto anche a cambiare i suoi progetti.

Ebbene, ritengo che l’esempio di San Giuseppe possa divenire una luce anche per la nostra comunità. Perché questo accada è necessario, però, che abbiamo consapevolezza che nulla sarà più come prima. Non è un’esperienza nuova, ma, come già accaduto nel passato, l’orgoglio e la capacità imprenditoriale della gente emiliana sapranno accettare la sfida a cambiare schemi e progetti, consapevoli che anche dalle ceneri possono nascere nuove idee, nuovi progetti e nuove visioni di sviluppo.

Per costruire il futuro sarà necessario coltivare l’ottimismo e la creatività delle  nuove generazioni, valorizzare l’esperienza degli esperti più navigati e porre al centro dell’attività lavorativa la dignità della persona umana e il sostenibile sviluppo del territorio. Tutto questo richiede grande umiltà e disponibilità a non considerare il  profitto come unico indicatore di efficienza.

San Giuseppe nella sua vita si è posto in ascolto dell’Angelo di Dio. L’Angelo delle nostre città e dei nostri Paesi – poiché ognuno ha il suo –  richiama “a mettere a sistema” le ricchezze tutt’ora presenti sul territorio: la cultura del “fare”, una imprenditoria diffusa che ha sempre dato buona prova di sè, un attivo mondo del volontariato ricco di idee, di iniziative e disponibilità personali.

Cari fratelli e sorelle prego perché San Giuseppe porti un sogno di bene ad ognuno di noi e che ognuno il giorno dopo lavori per la sua realizzazione senza riserve, con umiltà e impegno, novelli falegnami per la costruzione del nuovo futuro per Carpi.

Il Signore vi benedica!

Francesco Cavina, Vescovo Emerito di Carpi