Caffè Lungo: Una poesia vi seppellirà

Amo con tutto il cuore la nostra Capitale ma, da qualche giorno, posso dire di essere innamorato anche di una zona più periferica di Roma, ovvero Fiumicino. Il motivo? Le poesie, usate come armi. Armi pacifiche, si intende, ma di una estrema potenza. Mi spiego meglio: succede che a Fiumicino, come ahimè in tante altre delle nostre città, dei buontemponi si divertono ad imbrattare muri, segnali stradali e altri arredi urbani con svastiche, croci celtiche ed altri rigurgiti xenofobi.

Intendiamoci, non credo che questo costituisca la cosiddetta “Onda nera”, anche perché i movimenti di estrema destra in Italia hanno percentuali da prefisso telefonico; credo però che ci siano degli incivili (voglio essere educato), quello sì, che si sentono grandi a fare ciò. Ma, tornando alle croci uncinate spruzzate con lo spray, a Fiumicino qualche ignoto supereroe, una sorta di Cavaliere Oscuro de noantri ha deciso di ricoprire questi simboli con fogli A4, sopra i quali sono riportare poesie. Shakespeare, Ungaretti, Leopardi, Penna e molti altri: i versi degli immortali per debellare la violenza, la xenofobia, l’odio. Geniale! Chi lo ha fatto ha reso il posto un mondo migliore, e il paragone col Batman di Cristopher Nolan calza a pennello.

Ma gli imbrattatori hanno pensato a loro volta di ricoprire queste scritte con quelle icone che di poetico non hanno nulla. Insomma, una storia senza lieto fine? Non credo. Anzi, sono convinto che i supereroi della bellezza attraverso le parole, dei sentimenti attraverso i versi, stamperanno altre poesie e copriranno di nuovo svastiche e compagnia. Magari verranno nuovamente imbrattate, ma la poesia tornerà, tornerà, tornerà ancora, finché tutte le bombolette spray del mondo non finiranno.

Resistete, supereroi di Fiumicino; aspettiamo altre poesie come Gotham City aspetta di vedere nel cielo il simbolo dell’uomo pipistrello.  Federico Bonati