Caffè Lungo: Tikileaks

“Ciao ragazzi! Ora vi insegno come allungare le vostre ciglia. La prima cosa è metterle nel piegaciglia. Poi lo mettete giù e usate il vostro telefono, proprio quello che state usando ora, e cercate di capire cosa sta succedendo in Cina nei campi di concentramento dei musulmani; questo è un olocausto”. Sono le parole con cui Feroza Aziz, una teenager statunitense, è riuscita ad eludere la censura cinese con un video divenuto virale su Tik Tok.

I numeri parlano chiaro: oltre 1,4 milioni di visualizzazioni su questo social sempre più in voga tra i giovani (e che va particolarmente forte nel paese del Dragone), 500mila like e poi la diffusione in altri social network a livello globale. Tik Tok ha bannato (sospeso, ndr) la ragazza per un mese, sostenendo che la stessa aveva postato un video di Bin Laden in precedenza, ma l’aritmetica in questo caso è una sentenza: questa ragazza ha trovato una falla nel sistema, innescando una miccia potenzialmente esplosiva.

“Gettano musulmani innocenti nei campi, separano famiglie, li rapiscono, li obbligano a mangiare maiale, a bere, a convertirsi ad altre religioni. In caso contrario li uccidono, ovviamente” prosegue il racconto di Feroza in quello che continua a sembrare un tutorial di make up, ma che in realtà è un post di denuncia sui cosiddetti campi di rieducazione. Luoghi sui quali hanno puntato i radar anche realtà del giornalismo investigativo come Bbc e Guardian.

E mentre la miccia innescata da Feroza continua a bruciare, la consapevolezza si è fatta strada tra migliaia e migliaia di persone, in particolar modo giovani e giovanissimi: una presa di coscienza nata da un bypass della censura. Una sorta di vaso di Pandora scoperchiato con un tutorial su come allungare le ciglia. Federico Bonati