Caffè Lungo: Se ne va un gigante

Pensavo che nella giornata di oggi avrei fatto un editoriale sulle elezioni europee, e non mancherò di farlo; ma domani, non oggi. Oggi per me è doveroso ricordare un gigante, un gigante come uomo e un gigante come giornalista: Vittorio Zucconi.

Formidabile penna per “Repubblica”, Zucconi aveva la capacità di raccontare il mondo che viviamo ogni giorno con particolare acume e con pungente, ma sempre gradevole, ironia. Era tanto spassoso quanto intrigante leggere alcune sue considerazioni, soprattutto negli ultimi anni, quando non faceva mancare il suo pensiero dai lontani Stati Uniti. Su Twitter era veramente un piacere perdersi tra le sue punzecchiature ai politici o politicanti di turno, lo stesso piacere che si poteva trovare nei suoi pezzi, mai banali e molti ancora attuali, e che si può ritrovare nei suoi libri. Ma, soprattutto, Zucconi è stato per me un esempio, un modello da seguire (non ho mancato di farglielo sapere), un interprete di quel meraviglioso e romantico mestiere che è il giornalismo.

Non scriveva per “tirare la sera” (come, ahimè, molti colleghi fanno, e pure male); scriveva per vocazione, impersonando quel passionale sentimento per l’informazione che dovrebbe essere il dogma per ogni giornalista. Siamo orfani di una grande firma, siamo orfani di un fine pensatore, siamo orfani di chi sapeva essere sopra le righe con eleganza. Se oggi faccio questo mestiere è, anche, grazie ad esempi come Vittorio Zucconi. E mentre se ne va l’ennesimo gigante, a noi non resta che condividere lo spazio con i nani del circo. Ciao, Vittorio. Federico Bonati