Caffè Lungo: Quelli tra palco e umiltà

Più in alto si è nella vita, più le cadute fanno rumore. E chi brama di sentire il fragore della caduta solo per il gusto di sogghignare malignamente, spesso ignora che chi cade possa avere la capacità di cadere con stile. Il caso delle polemiche sui recenti concerti del tour “Start” di Luciano Ligabue sono eloquenti. Meno biglietti venduti rispetto alle aspettative, settori degli stadi vuoti, palco spostato in avanti: insomma, c’erano tutti i presupposti per i detrattori del rocker di Correggio di andare a colpo sicuro.

Forse ignoravano che Ligabue potesse attutire tutto ciò con umiltà (confermando pubblicamente che, purtroppo, il tour non stava andando come si aspettavano staff e management) e umanità (ringraziando chi ha deciso di esserci comunque, di continuare a concedergli fiducia, anche dopo quel grave problema alle corde vocali di un paio d’anni fa). Insomma, di fronte ai vari “Si fa pagare troppo per fare sempre gli stessi accordi”, Ligabue non coglie la provocazione, mostrando il Luciano che non tutti conoscono: umile, consapevole e, nonostante tutto, grato per quello che sta ricevendo.

Per uno abituato ai suoi numeri, questa situazione potrebbe risultare imbarazzante; così non è. Ligabue alle statistiche ha dimostrato di preferire le emozioni, ha dimostrato che nonostante i settori vuoti e i palchi molto più vicini alle curve rispetto al solito, lui può continuare a dire: “Lo show ce l’ha di fronte, se solo vi vedeste, un mondo dentro un mondo che è già un po’ migliore”. Migliore delle critiche, migliore dei biglietti rimasti invenduti, migliore di una parziale sconfitta dalla quale ha saputo come uscire da vincitore.

E, per inteso, ammettere tutto ciò riuscendo a vedere comunque il lato positivo, non è da tutti. Inconsciamente, oppure no, Ligabue ha regalato a tutti, fan e haters, una lezioncina di vita: non c’è niente di male a riconoscere che qualcosa è andato storto, è sempre meglio concentrarsi su ciò che si ha, anche se poco, piuttosto che su ciò che non si ha avuto, e che ci si aspettava con ansia. Quindi, in due parole, niente paura. Federico Bonati