Caffè Lungo: Odiatori silenziati

La verità è che sono stanco. Sono stanco di parlare degli odiatori, vorrei farne a meno, vorrei raccontare solamente cose che facciano stare bene chi legge e chi scrive. Ma ogni volta gli odiatori segnano un nuovo punto nel tabellone delle loro inutili esistenze e non riesco a stare in silenzio. Perciò scrivo, cerco risposte che puntualmente non trovo e spero che il domani possa essere migliore. Ma adesso basta, sono stanco.

Voi odiatori avete occupato fino troppo spazio in questi editoriali, siete stati troppe volte protagonisti quando nella vita di tutti i giorni siete nulla di più che comparse, se non titoli di coda. La colpa è anche mia, vi ho dato peso, ho scritto di voi sperando di smuovere qualche coscienza. Non so se sia stato così o meno, non so se ho fatto il vostro gioco. So che di voi non parlerò più.

Tra chi ha impiccato il fantoccio di Greta Thunberg a Roma e chi ha scritto frasi di giubilo immondo sulla morte dei due agenti della polizia a Trieste, senza dimenticare chi ha esultato per l’ennesima strage nel Mediterraneo,  avrei potuto scrivere editoriali su editoriali per denunciare il vostro odio, ma ho deciso di non farlo. Non è una resa nè ammettere che l’odio non sia un problema; è decidere di derubricarlo alla sfera dell’oblio, la medesima categoria dalla quale provenite e alla quale tornerete voi odiatori.

Qui non ci sarà più spazio per voi. Ho sempre avuto l’ambizione di poter fare star bene almeno una persona con il mio Caffè Lungo e quell’ambizione c’è ancora. Ed è proprio per questo che smetto di parlare degli odiatori. Non sarà l’editoriale delle favole dove tutto è bello, cercherò di raccontare storie che arrivino alla mente e al cuore delle persone, mentre voi odiatori vi accontentate di arrivare alla loro pancia. De gustibus. Federico Bonati