Caffè Lungo: Non è obbligatorio essere eroi

“E non è obbligatorio essere eroi”: questa frase è tratta dalla canzone di Ligabue “Marlon Brando è sempre lui”. E proprio questo passaggio di questa canzone mi è venuto in mente ieri mattina mentre il telegiornale raccontava di quella tremenda ultim’ora avvenuta in provincia di Alessandria. Un’esplosione in una porzione disabitata di una cascina, l’incendio, la deflagrazione, il crollo dell’edifico. E la morte.

A perdere la vita sono stati Matteo Gastaldo, Marco Triches, Antonio Candido, di professione vigili del fuoco. Nell’esplosione, sono stati feriti anche altri due pompieri e un carabiniere, poi immediatamente trasportati agli ospedali di Alessandria e Asti. A differenza di questi ultimi, per i loro tre colleghi non c’è stato nulla da fare. Hanno perso la vita facendo il loro lavoro, un lavoro che contempla il dover guardare in faccia il rischio, nel quale ti trovi a dare del tu al pericolo di non tornare a casa dai tuoi affetti. Un lavoro da eroi, insomma.

Invece, ai vigili del fuoco non piace che gli si venga detto che il loro è un lavoro da eroi. È un lavoro, una sottile linea rossa tra la vocazione e la missione, ma è semplicemente un lavoro. Un mestiere dove si salvano vite, dove si va nei luoghi dai quali chiunque tenta o tenterebbe di fuggire, un mestiere che non è per tutti, e forse proprio per questo i vigili del fuoco vengono visti dalle persone con immenso affetto e ammirazione. E, inevitabilmente, davanti a queste tragedie non si può non provare un immane dolore.

Ho capito qualche ora dopo per quale motivo avessi pensato a quel brano e a quella frase. Perché se sei un vigile del fuoco, se fai quel mestiere, se metti la tua vita in gioco per salvare uno sconosciuto, se lotti perché i sogni e i sacrifici di qualcuno di cui ignori l’esistenza non siano inghiottiti dai disastri, e, soprattutto, se perdi la vita facendo tutto ciò, non è obbligatorio essere eroi; sei decisamente qualcosa in più. Federico Bonati