Caffè Lungo: Mondays For Future

Venerdì scorso ha avuto luogo il terzo Fridays For Future, uno sciopero globale degli studenti per protestare contro i danni che stiamo irrimediabilmente provocando al nostro pianeta e per promuovere un cambio di rotta ecologista delle nostre vite. Io non ho nulla contro questi eventi anzi, se avete avuto modo di leggermi in questi mesi, sapete quanto mi stia a cuore la causa ambientalista; vedere migliaia e migliaia di ragazzi sfilare per un ideale è meraviglioso, ma…

Ma la verità è che scendendo in piazza non cambierà nulla. Certo, si smuovono le coscienze, ci si confronta, si crea una propria opinione e va tutto bene; ma le cose restano esattamente come prima. E allora, disfattista di un giornalista che non sono altro, come cambiano le cose? Molto semplice, studiando. Un ragazzo o una ragazza che vogliono fare la differenza per questo pianeta non la faranno scendendo in piazza un venerdì, ma essendo al proprio banco oggi, un lunedì, e poi domani e dopodomani e via di seguito.

Pochi giorni prima del Fridays For Future, ho visto un signore attempato, ma non così anziano, buttare una bottiglietta di plastica da un treno in corsa; è evidente qual è la generazione che salverà questo mondo? Quella che va a scuola con una borraccia di alluminio o quella che condivide fake news sui propri social solo perché sono indignati per non aver ricevuto risposte al loro “Buongiornissimo Kaffè” quotidiano? E a questa generazione mi rivolgo: ragazzi, ragazze, studiate.

Perché per contrastare i cambiamenti climatici serve conoscenza, serviranno tecnologie, servirà innovazione che ora non esiste ma che con i vostri studi avrete a portata di mano. Per salvare il mondo servirà conoscerlo a fondo così come servirà conoscere in maniera approfondita il corpo umano. Lo studio è l’unica chiave per la salvezza, l’ignoranza è la condanna definitiva. Con il vostro studio, con il vostro impegno, ragazzi e ragazze, salverete il mondo; avete vinto la battaglia venerdì nelle piazze, bene, adesso serve vincere la guerra, sui banchi di scuola. Forza. Federico Bonati