Caffè Lungo: Mar-inelli

“Ho questo premio tra le mani grazie a Jack London, che ha creato questo personaggio del marinaio (Martin Eden). Vorrei ringraziare tutti i marinai e le persone che salvano gli uomini in mare”. Chi ha pronunciato queste parole è Luca Marinelli, uno dei principali e più bravi attori italiani, fresco vincitore della Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile all’ultimo Festival del Cinema di Venezia.

Agli applausi della sala, ahimè, si sono contrapposti i “fischi” dei social: grossolanamente, il sunto di tutto è che se Marinelli dedica il premio a chi salva le vite in mare automaticamente è a favore dell’immigrazione clandestina e degli scafisti. Il livore ancora una volta si riversa nell’etere, l’attacco verso chi non la pensa come noi diventa sempre di più la regola e sempre meno l’eccezione; tutto questo è lerciume.

Io sto con Marinelli, sono d’accordo con lui: chi salva persone in mare, strappandole dall’affogamento e da morte certa, è ben oltre i dettami della propaganda politica e merita il massimo rispetto. È vicino al concetto di umana fratellanza, la cosa più distante dalla quale si trovano tutti coloro che si aggrappano a una tastiera per vomitare la loro frustrazione. Non voglio entrare nella polemica sulle ong, sull’immigrazione, su tutto quello che divide in schieramenti gli esseri umani. Perché tutto questo non centra con chi salva un altro essere umano sul punto di morire: in quel momento non esistono il nero o il bianco, l’italiano o l’africano; esistono due fratelli, figli dello stesso genere, quello umano.

Chi salva un essere umano è molto più umano di chi punta il dito. E proprio a questi mi rivolgo, soprattutto a quelli che si professano cristiani e augurano la morte ai disperati in mare. La strofa di “Non siete Stato voi” di Caparezza spero, e sottolineo spero, possa farvi pensare: “Non siete Stato voi che brucereste come streghe gli immigrati salvo venerare quello nella grotta”. Federico Bonati