Caffè Lungo: Loro

Ieri si è celebrato il ricordo della strage di piazza Fontana, l’attentato che diede inizio ai cosiddetti anni di piombo. Mentre leggevo uno dei tanti articoli scritti in occasione di questo cinquantesimo anniversario, mi è balzata in mente una domanda: “E loro?”. C’è un sottile filo rosso, a volte quasi impercettibile, che lega tutte le stragi che hanno macchiato la storia dell’Italia repubblicana, da Ustica a Bologna, dall’Italicus a piazza della Loggia e via discorrendo: loro.

Ma loro chi? Domanda legittima. Per loro io intendo le vittime, quegli innocenti che hanno pagato la sola colpa di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Esistono associazioni che ancora oggi si battono per avere giustizia, per condannare coloro che materialmente hanno dato la morte a così tante persone. Ma nei libri di storia, per i “loro” del nostro racconto, non c’è posto.

Alla storia, alle cronache interessa ricostruire, rimettere in ordine i tasselli, dare adito a congetture, trovare colpevoli e mandanti, analizzare il periodo, tracciare una linea che colleghi le stragi. Per loro ci sono targhe e lapidi commemorative, minuti di silenzio ed elenchi, certamente lacrime. E pure oblio, tanto, tanto oblio. Conosciamo i nomi degli esecutori materiali ma ignoriamo i nomi dei caduti; sappiamo a menadito i fatti, ignoriamo senza remore i protagonisti. Minori, se vogliamo, ma comunque attori di una tragedia.

Chissà cosa farebbero oggi se fossero ancora vivi? Chissà quali erano i loro sogni, le loro speranze, le loro ambizioni? Chissà se qualcuno, al di là dei cari e degli attivisti delle associazioni, sa davvero chi siano stati loro? Chissà se loro sapevano che sarebbero morti per una battaglia combattuta sulla pelle degli ultimi? Chissà se loro sapevano che la storia avrebbe deciso che sarebbero stati per sempre loro, gli ultimi? Federico Bonati