Caffè Lungo: L’impeachato

In principio fu Andrew Johnson (1868), poi toccò a Bill Clinton (1998) e quindi fu la volta di Donald Trump (2019). C’è una cosa che lega questi tre presidenti degli Stati Uniti ed è la procedura di impeachment intentata nei loro confronti. La Camera ha approvato, dopo un dibattito andato avanti per otto ore, l’impeachment nei confronti del presidente Trump per il caso meglio noto come “Ukraingate” (l’accusa è di abuso di potere e ostruzione del Congresso), con il numero uno della Casa Bianca che ha commentato: “Questo è un assalto all’America e un assalto al partito repubblicano”.

Che cosa accadrà, adesso? Molto probabilmente, nulla. Perché a gennaio toccherà al Senato procedere all’approvazione, o meno, dell’impeachment e lì, i repubblicani, hanno la maggioranza. Una compattezza già rimarcata dall’unanime voto contrario alla Camera e che è stata già annunciata anche per il Senato. Quindi, un fuoco di paglia? Mi sembra uno dei classici casi in cui saranno i posteri a dare l’ardua sentenza.

Difficilmente, però, Trump uscirà con le ossa rotte da questa situazione. I sondaggi, infatti, lo danno in crescita nel gradimento tra gli elettori e, una probabile assoluzione in Senato, rilancerebbe ancor di più l’immagine dell’uomo forte che vuole proporre il tycoon. Tra i vari commenti che ho avuto modo di sentire su questa vicenda, ce n’è uno che condivido: l’impeachment verrà fatto passare come un tentativo di delegittimazione del voto.

Chi mastica un po’ il funzionamento della politica sa che ovviamente non è così. Il fatto è che la maggioranza degli elettori (dell’uno o dell’altro schieramento, non ha importanza), invece, non lo sa e potrebbe prendere per buona questa considerazione. Un boomerang positivo, quindi, per The Donald? Rimando, nuovamente, l’ardua sentenza ai posteri. Certo che, quando mancano pochi mesi alle elezioni Usa, fare due più due non dovrebbe essere complicato… Federico Bonati