Caffè Lungo: L’eroe di cui avevamo bisogno

Pochi giorni fa ha compiuto cinquant’anni uno dei personaggi più amati e influenti nelle vite di tanti di noi, soprattutto per quelli nati tra gli anni Settanta, Ottanta e, perché no, anche inizio Novanta. A tagliare il traguardo del mezzo secolo di vita è stato Naoto Date. Forse questo nome non dirà nulla a molti dei lettori ed è comprensibile, poiché Naoto Date è molto più conosciuto quando toglie i panni della persona normale e indossa una maschera, diventando l’Uomo Tigre.

“Solitario nella notte va, se lo incontri gran paura fa, il suo volto ha la maschera…”; scommetto che avete letto queste parole, la prima riga della strofa, canticchiandola. Ed improvvisamente vi siete sentiti catapultati indietro di parecchi anni, quando eravamo bambini con addosso quelle orribili tute da stare in casa, seduti sui divani per l’ora della merenda, mentre guardavamo i combattimenti dell’Uomo Tigre in tv. Poteva sembrare un cartone violento ma noi, che lo amavamo match dopo match, sapevamo che non era così.

Certo, nei combattimenti dell’Uomo Tigre se le suonavano di santa ragione, ma c’erano degli insegnamenti nascosti che ancora oggi ricordiamo. Dal sacrificio al duro lavoro (ricordate l’addestramento a Tana delle Tigri?), dalla lealtà dell’Uomo Tigre come wrestler giapponese alla generosità di Naoto Date come uomo, soprattutto verso i più deboli, a partire dagli orfani come lui. L’Uomo Tigre non era come i supereroi di adesso, pieni di poteri incredibili, autentiche rockstar con armi fantastiche; l’Uomo Tigre era un eroe normale.

A volte perdente a volte vincente, un combattente per cui fare il tifo, forte con i cattivi e buono con i deboli, malinconico e sognatore allo stesso tempo. Non mi sono mai chiesto se la nostra generazione si meritasse l’Uomo Tigre; di certo era l’eroe di cui avevamo bisogno. Buon compleanno, Naoto Date, colui che “combatte solo la malvagità, non ha paura si batte con furore, ed ogni incontro vincere lui sa”. Federico Bonati