Caffè Lungo: Leoni per sciacalli

La notizia principale della giornata di ieri, inutile negarlo, è stato il malore che ha colto lo scrittore Andrea Camilleri, con conseguente ricovero. In un turbinio di aggiornamenti sul suo stato di salute, sono stati tanti i messaggi di affetto giunti via etere nei confronti del “papà” del Commissario Montalbano; e ci mancherebbe altro, mi viene da aggiungere. Si può dibattere, combattere e scherzare su tutto, ma sulla salute ci vorrebbe sempre rispetto.

Non avete idea di quanto mi infastidisca usare “ci vorrebbe”, ma sono costretto. Il condizionale, purtroppo, è d’obbligo, perché nel calderone dei social, sfortunatamente, ha iniziato a gorgogliare una fetida melma, fatta di commenti sprezzanti e al limite dell’infamia, tra chi gioiva per quel malore e chi augurava anche di peggio: sciacalli! Non trovo una parola diversa per definirli, belve pronte ad avventarsi sulla preda che mai avrebbero avuto il coraggio di affrontare nel pieno delle sue forze, ma che ora, in un momento di difficoltà, rappresenta un degno banchetto sul quale vomitare odio.

E mentre il leone ferito combatte la sua battaglia in silenzio, gli sciacalli ululano alla luna il loro livore, solo perché il leone non la pensa come loro ed è quindi giusto banchettare sulla sua disgrazia. Potrà non essere questa la società che vogliamo ma, a tutti gli effetti, è quella in cui viviamo: un luogo dove il rispetto per l’essere umano viene dopo una serie di inutili velleità, dove il diverso è nemico a prescindere, dove si può colpire alle spalle e nel momento di debolezza. Mi perdonerete, ma a me tutto questo fa schifo.

Un giorno qualcuno dovrà rispondere di questa deriva culturale e sociale, qualcuno dovrà spiegare perché abbiamo barattato i leoni per gli sciacalli, qualcuno dovrà renderci conto del perché siamo arrivati a questo punto. E quel giorno, slogan, tweet e post non saranno sufficienti. Federico Bonati