Caffè Lungo: Le ultime bandiere ammainate

Diciotto anni, nel mondo del calcio, sono l’equivalente di un’era geologica; perciò, se un giocatore veste la stessa maglia per quasi un ventennio, lo si può tranquillamente definire “bandiera”. Daniele De Rossi rientra in questa categoria, così come  Sergio Pellissier: due giocatori che hanno vissuto un’intera generazione con gli stessi colori addosso (il giallorosso della Roma per De Rossi, il gialloblù del Chievo Verona per l’attaccante valdostano).

Entrambi diranno addio ai rispettivi club, il primo per iniziare una nuova avventura all’estero, il secondo darà addirittura l’addio al calcio giocato; e cala un velo di tristezza. Non sarà un addio semplice, né per Daniele né per Sergio che, in un calcio sempre più tattico e meno spettacolare, sempre più legato alle logiche di business e sempre più lontano da quella passione atavica che muove, nonostante tutto, migliaia di persone verso gli stadi, rappresentano l’ultimo tocco di poesia in un mondo che di poetico ha sempre meno.

Se ne vanno anche queste ultime bandiere e adesso, il nostro calcio, è davvero orfano di coloro che, in barba alle logiche del calcio moderno, decidono di vestire una maglia per tutta una carriera. Ne arriveranno altre? Forse sì, forse no. Ma, nel frattempo, questo vuoto è lontano dall’essere riempito; e mentre l’Olimpo dei totem che furono si riempie sempre di più, a noi comuni mortali non resta che l’opaca malinconia davanti alle bandiere ammainate. Federico Bonati