Caffè Lungo: “Lasciateci studiare!”

È passato parecchio tempo dall’ultima volta in cui sono stato seduto dietro un banco di scuola e, oggettivamente, mi sono reso conto solo adesso di aver dato per scontato un diritto, il diritto allo studio. Anzi, a dirla tutta, spesso vedevo l’andare a scuola come un supplizio quando non era uno sforzo; ad ogni modo, lo studio, le lezioni, gli insegnamenti sono sempre stati presenti nella mia infanzia e nella mia adolescenza, come è successo a tutti.

Ma come sono arrivato a questa presa di coscienza? Ho scoperto che, mentre in Occidente gli studenti scioperano (legittimamente) per il clima, nella Repubblica Democratica del Congo, bambini e ragazzi scendono in piazza per quel diritto che davo per scontato, il diritto allo studio. La loro richiesta è semplice, ovvero che lo stato paghi gli insegnanti per il loro lavoro.

“Vogliamo studiare! Pagate gli insegnanti”: questo il grido dei ragazzi e delle ragazze congolesi; un grido, purtroppo, ignorato dalla gran parte dell’opinione pubblica del Nord del mondo, e non solo. Quando vedi qualcuno lottare per ciò che tu consideri normale o ovvio, ti rendi conto di aver avuto l’ennesima fortuna della vita, se meritata o meno non riesco a dirlo. E, inevitabilmente, condividi quella lotta.

La condividi perché quella lotta, quel grido, quella protesta ti ha aperto gli occhi. Dovrebbe essere così per ognuno di noi, ognuno di noi fortunati che il diritto allo studio lo abbiamo avuto quasi per nascita. Questi ragazzi no, è sacrosanta la loro lotta e confido con tutto il cuore che vincano e che lo studio rappresenti il riscatto delle loro vite. Lasciateli studiare, le lezioni sanno già come darle. Federico Bonati