Caffè Lungo: La salita sul carro

Il day after dopo la proclamazione di Milano e Cortina come città ospitanti delle Olimpiadi Invernali del 2026 ha un sapore ancora più dolce. Da un lato perché, sportivamente parlando, per una volta siamo stati noi a fare lo scherzetto alla Svezia e non viceversa (biscotto agli Europei, eliminazione dalle qualificazioni ai Mondiali di Russia…), dall’altro perché abbiamo dimostrato al mondo che, quando vogliamo, noi italiani abbiamo la capacità di compiere imprese straordinarie.

Ma, quando vogliamo, abbiamo anche l’occasione di inscenare una pratica stucchevole: la salita sul carro dei vincitori. Il tutto, compiuto da strenui oppositori dell’impresa passata ad essere lodata giusto un momento dopo l’ufficialità. Se c’è qualcuno che merita di stare su quel carro sono Malagò, i sindaci Sala e Ghedina, i governatori di Lombardia e Veneto, la delegazione italiana e tutti i connazionali che ci hanno creduto, che ci hanno sperato e che hanno esultato perché sì, le Olimpiadi Invernali sono un’occasione di rilancio per il nostro Paese, ma sono anche l’opportunità ideale per mostrare di che pasta siamo fatti.

Tutti coloro che, dopo la notizia giunta da Losanna, hanno esultato dopo essersi stracciati le vesti contro un appuntamento del genere, considerato folle se non addirittura inutile, sono l’immagine perfetta che, in un’enciclopedia, potrebbe rappresentare il “voltare gabbana”. Va bene che è sempre lecito cambiare idea, ma costoro non pensino che chiunque abboccherà a questi tripli salti carpiati pur di salire sul carro; non incantate più nessuno. Quasi. A meno che, concedetemi la battuta, il salto sul carro del vincitore non sia una disciplina olimpica inedita che sarà proposta a Milano e Cortina nel 2026; in quel caso, possiamo già prenotare un ricco medagliare. Viste le premesse, non ce ne sarebbe per nessuno. Federico Bonati