Caffè Lungo: La Pecora spenta

Seduto davanti al mio pc, stavo cercando una storia da raccontare per il Caffè Lungo di oggi che non fosse la questione del deputato leghista e della proposta di matrimonio fatta alla Camera che, secondo alcuni, sarebbe stata tutta una montatura; gossip. Insomma, cercavo una storia che valesse l’impegno e il tempo passata per elaborarla. Ne cercavo una bella, purtroppo mi sono imbattuto in una brutta.

La Pecora Elettrica, la libreria-caffetteria di Centocelle data alle fiamme lo scorso 6 novembre, non riaprirà più. Ad annunciarlo i proprietari Danilo e Alessandra. “Non viviamo questa scelta come una sconfitta: il lavoro svolto, di cui siamo molto orgogliosi, in due anni e mezzo di apertura, ha messo in moto nuove energie e nuove progettualità che non andranno disperse. Ma prima di intraprendere nuovi percorsi dobbiamo chiudere questa fase di transizione più velocemente possibile”.

E, per concretizzare questa chiusura e, verosimilmente, questo nuovo inizio, servirà sostenere delle spese: erano stati raccolti 17mila euro di donazioni per la riapertura della Pecora Elettrica, soldi che ora saranno destinati a rientro dei debiti con le banche, Tfr, Inps, consulenze. In una parola, burocrazia. I proprietari hanno anche detto che, in questo caso, chi lo desiderasse potrà annullare la propria donazione fatta in precedenza.

“La Pecora Elettrica è ovunque” affermano. Forse è vero. O forse è vero che nel paese reale, quello in cui sono i numeri, i documenti, le scadenze, gli zero virgola a dettare le regole del gioco, non ci sia più spazio per il romanticismo e per la bellezza di realtà come questa o come la Libreria del Viaggiatore a Roma, anch’essa prossima all’addio, cattedrali nel deserto in costante estinzione. Mi aggrappo alla bellezza ribelle della scrittura, provando a convincermi che le parole vinceranno. Forse. Federico Bonati