Caffè Lungo: La nuova Resistenza

“Come donne siamo determinate a combattere fino a quando non otterremo la vittoria della pace, della libertà e delle giustizia”: inizia così la lettera aperta che le donne curde hanno scritto rivolgendosi al mondo. Un mondo che finora ha berciato proclami e prese di posizione, sdegno in lontananza mentre in Siria si muore. Mentre qualcosa pare stia iniziando a muoversi, in Siria non si cessa di combattere, di resistere. E, le prime a farlo, sono proprio queste donne.

Eroine moderne che quasi nessuno conosce e che molto pochi riconoscono, baluardo che ha messo alle strette l’Isis. Esatto, proprio quel mostro che tutto il mondo occidentale teme e temeva: le donne curde lo hanno combattuto senza tirarsi indietro, morendo, vincendo. Ma pare che tutto ciò sia stato dimenticato, una silenziosa colonna sonora che fa da sfondo all’offensiva della Turchia.

“Stiamo resistendo da tre giorni sotto i bombardamenti degli aerei da combattimento e dei carri armati turchi”. Ma resistono, senza fare sconti, senza mollare di un centimetro. Resistono, ma la resistenza potrebbe non essere eterna. Ecco perché la lettera, rivolta “a tutte le donne e ai popoli del mondo che amano la libertà”, termina con un appello alla comunità internazionale,  perché si adoperi per fermare la Turchia.

Il popolo curdo si aspetta una risposta vera, immediata, che non sia solo un cumulo di promesse. Perché chi resiste non merita promesse che volano via, morbide come il vento che soffia da Est, tra il Tigri e l’Eufrate; là dove nacque la civiltà, là dove le eroine e gli eroi sconosciuti ai più,  combattendo e resistendo, hanno salvato questa civiltà. Speriamo che questa civiltà se lo ricordi. Federico Bonati