Caffè Lungo: La forza dell’acqua

Forse non tutti sanno che, esattamente un anno e mezzo fa, l’Italia ha rischiato di perdere in maniera inesorabile un patrimonio naturalistico, fondamentale per la vita delle persone tra Roma e l’Alto Lazio. Sto parlando del Lago di Bracciano, bacino d’acqua di una bellezza straordinaria che bagna, oltre all’omonima cittadina, anche Trevignano Romano e Anguillara Sabazia.

Il lago, nel 2017, ha iniziato una lenta agonia,  tra captazioni lecite ed illecite che lo hanno condotto a perdere quasi due metri di livello, esattamente a settembre era arrivato a -198 centimetri sotto lo zero idrometrico; insomma, fu il classico punto di non ritorno. Che saranno mai due metri a fronte di tonnellate e tonnellate d’acqua? Basterebbe fare un giro sul lungolago di Bracciano e su quello di Anguillara, dove l’acqua ha lasciato sempre più spazio alla spiaggia, per rendersene. Se poi ci aggiungiamo un’estate torrida, siamo arrivati (scusate il gioco di parole) alla goccia che ha fatto traboccare il vaso.

I cittadini hanno iniziato ad alzare la voce, richiamando l’attenzione dei media e denunciando una silenziosa eutanasia verso la quale si stava dirigendo il lago. Un impegno concreto e corale, che ha visto per l’ennesima volta Davide trionfare su Golia. Questa vicenda è fatta anche di gabbane voltate e di salite sul carro dei vincitori, fino al giorno prima oggetto di desideri incendiari. Ma la sostanza è un’altra.

Il Lago oggi si sta riprendendo, il livello si è alzato di settanta centimetri, le captazioni sono a quanto pare cessate (ma, in questo senso, i ricorsi in tribunale no) e questo meraviglioso specchio d’acqua continua ad inondare con la sua bellezza gli occhi di chi lo guarda. Certo, la cura è ancora lunga, ma a volte è meglio celebrare una riabilitazione che piangere lacrime amare di commiato per un triste anniversario. Federico Bonati