Caffè Lungo: Il Salone del Libro e la pagliuzza nell’occhio

Ho un dubbio: e se la polemica che ha anticipato l’apertura del Salone del Libro fosse stata l’ennesima “arma di distrazione di massa”? Sabato sono andato di persona al Salone e, macinando chilometri su e giù per i padiglioni, scambiando qualche chiacchiera con persone comuni ho capito una cosa: al Lingotto la polemica di questi giorni interessava poco. Insomma, ho l’impressione che se AltaForte ci fosse stata nulla sarebbe cambiato al Salone. Certo, c’era chi era contento della sua esclusione, chi invece era contrario per una questione di libertà di pensiero e chi, semplicemente, dormiva e dormirà lo stesso.

Vi dico la mia, che lascia il tempo che trova: sono lontano anni luce dalle linee di pensiero dell’editore di AltaForte, ma non riesco a vedere l’utilità della polemica innescata (se non una grande pubblicità per questa piccola casa editrice). Il paradosso, a mio avviso, sta nel fatto che se oggi c’è chi si dichiara ancora fascista, deve ringraziare il tanto vituperato antifascismo (che è tutto fuorchè il peggiore dei mali come pensa qualcuno) per avere la libertà di dichiararsi tale; insindacabile, invece, il reato di apologia del fascismo, ma andiamo oltre, se no il Caffè Lungo diventa una mattinata al bar.

Comunque, questa polemica, ha catalizzato l’attenzione mediatica. Succede sempre così, quando c’è qualcosa di più importante di cui l’opinione pubblica dovrebbe discutere (la butto lì, le modalità con cui questo governo pensa di trovare quei miliardi di euro per scongiurare l’aumento dell’Iva?), arriva la pagliuzza nell’occhio che agita gli animi. Ma non c’è il rischio che, vedendo la pagliuzza e non la trave, la distrazione diventi distruzione? Federico Bonati