Caffè Lungo: Il mondo dentro una stanza

C’è un fenomeno globale che, nel rumoroso silenzio della maggior parte dei media, ha attecchito anche in Italia: gli hikikomori. Si tratta di ragazzi, per lo più adolescenti, che ad un certo punto della vita decidono di recludersi nelle loro stanze; tutto cambia radicalmente, a partire da loro stessi, i ritmi sono scanditi dalle sessioni di gioco on line o dalle chat, la chiusura con l’esterno,  famiglia compresa, è totale.

Non sono pazzi, non sono malati: sono cuori fragili ai quali la vita ha riservato un tiro mancino, anime che cercano rifugio in un mondo virtuale che non sarà salvifico, ma che fa meno paura di quello reale. Esternamente appaiono come rocce invalicabili e aguzze, ma la delicatezza che si riserva ai fiori più rari è il miglior antidoto per aiutarli a sbocciare nuovamente. Punizioni e divieti possono solo innescare tragedie.

Come quella accaduta a Torino, dove una madre ha sequestrato il computer al figlio e questo si è gettato dal quinto piano; era un hikikomori. E qui la cronaca generalista si è svegliata, cassa di risonanza momentanea ad un fenomeno drammatico che ha bisogno di molto di più di un articolo, un editoriale, un servizio per essere spiegato. A volte, può essere necessaria anche una vita per comprenderlo.

In Italia si stima che siano più di 100mila gli hikikomori presenti, calcolando che questa stima è pure al ribasso. Servono maggior informazione e maggiore cultura? Sì,  ma non solo. Serve comprendere, immedesimarsi, confrontarsi con questa realtà e se necessario, sbattere la faccia nel problema. C’è chi lo fa tutti i giorni, andando oltre le difficoltà, le belle parole e il disinteresse: è l’associazione Hikikomori Italia. Aprendo il cuore a questi giovani muri di ghiaccio, cercando di scalfirlo  con gentilezza e pazienza, mostrando che il mondo fuori non é così spaventoso. Nonostante tutto. Federico Bonati