Caffè Lungo: Il come e il perché

Non riesco mai a comprendere perché, in certe storie, sia più importante il come rispetto al perché.  L’esempio della diciassettenne olandese Noa Pothoven, sfortunatamente, calza a pennello. La notizia della sua morte ha fatto rapidamente il giro del web e dei media europei negli ultimi giorni, mettendo anche in mostra il mancato approfondimento da parte di alcuni organi di stampa nostrani.

Le notizie sulla morte di Noa sono state immesse nell’etere con la stessa potenza e foga che usavano gli strilloni agli angoli delle strade nei secoli addietro. “Adolescente muore in Olanda con l’eutanasia”. Ed immediate, come le palline di un flipper sgangherato, hanno iniziato a rimbalzare le opinioni (non richieste) dei pro vita e dei pro eutanasia. Giullari di una corte dove il come è più importante del perché.

A Noa è stata negata l’eutanasia, anzi la ragazza ha scelto di lasciarsi morire (rinunciando a bere e a mangiare per giorni) tra le mura di casa, con i genitori che l’hanno accudita, accettando la sua decisione (che deve essere qualcosa di straziante per un padre e una madre). Siamo anche qui al come e non al perché; mea culpa. Una storia di depressione, di violenze e molestie in età puerile, lo stress post traumatico: eccolo il perché,  il cocktail letale di devastazione umana che ha condotto un’adolescente ad una scelta così violenta ed inesorabile.

La morbosità del come, a volte, dovrebbe lasciare spazio alla pietà umana del perché.  Anche quando i titoloni hanno altre priorità,  anche quando il nostro interesse brama dettagli della cui conoscenza non abbiamo diritto. Anche quando una ragazzina decide di togliersi la vita e a noi interessa sapere come ha fatto. Anche quando pensiamo che a qualcuno interessi la nostra opinione sulla sua decisione; in questi casi, soprattutto in questi, è meglio decidere di restare umani. Federico Bonati