Caffè Lungo: Il califfo è morto, il terrore no

E così l’autoproclamato califfo Al Baghdadi è morto. Di nuovo, mi verrebbe da dire. Già,  perché dalla nascita di Daesh fino a pochi giorni fa, sono state numerose le volte in cui era stato dato l’annuncio della morte del leader dell’Isis, salvo poi smentita dello stesso, con tanto di apparizione in video o tramite audio. Pare, però, che questa volta la morte di Al Baghdadi sia certa e che non ci siano dubbi.

Una morte da vigliacco, ha sottolineato con un tweet il presidente Trump, una morte per la quale il mondo occidentale, e forse non solo quello, non sprecherà lacrime. Insomma, la morte di uno dei personaggi, purtroppo, principali di questo secondo decennio degli anni Duemila, coincide con la fine del terrorismo? Credere che la risposta giusta a questa domanda sia un sì è un errore grossolano.

Il terrorismo, purtroppo per noi, non è al capolinea. Non lo fu quando venne ucciso Osama Bin Laden e non lo sarà ora dopo la morte di Al Baghdadi, poiché questo fenomeno è molto simile al mostro mitologico meglio noto come Idra: tagliata una testa, ce ne sono altre pronte ad azzannare. E non è detto che i leader che arriveranno saranno più morbidi e affrontabili di quelli che li hanno preceduti; mai sottovalutare il potere della manipolazione e della fede a un ideale, anche se folle e assurdo.

Quindi, la speranza è che il mondo occidentale,  e non solo, non abbassi la guardia ma, anzi, faccia proprio il contrario, innalzandola. La lotta al terrorismo, temo, avrà ancora tanti capitoli da raccontare. Con la consapevolezza che, proprio come con l’Idra, non sono le teste del mostro quelle da colpire, se lo si vuole davvero sconfiggere. Federico Bonati