Caffè Lungo: Dieci anni sulla sua pelle

Sono passati dieci anni, esattamente dieci anni, dalla morte di Stefano Cucchi. Non vi nascondo che ho riflettuto parecchio se scrivere o meno questo editoriale, combattuto tra il timore di essere retorico e la paura di mettere in fila parole e frasi senza un significato profondo, logiche seppur vuote. In certi frangenti, questa cosa mi lascia indifferente ma, in altri, come oggi, mi mette in difficoltà. Proviamoci.

Proviamo a raccontare la storia della sua morte, mi sono detto; ma è una storia che ognuno di noi conosce, in un modo o nell’altro tutti sappiamo che cosa ha causato la morte di Stefano. Proviamo a raccontare la figura di Stefano, ho pensato. E come? Ma soprattutto con che rispetto potrei raccontare di un essere umano del quale non conosco nulla se non attraverso le cronache? Troppo alto il rischio di idolatria e di disprezzo, due facce delle stessa medaglia, che possono cambiare a seconda di una virgola.

Tanti “Proviamo”, ma nessuna soluzione. I fatti ci dicono che Stefano Cucchi è morto il 22 ottobre 2009 a Roma. Era stato arrestato il 15 ottobre, sette giorni prima, per essere stato trovato in possesso di sostanze stupefacenti. All’arrivo in caserma, Cucchi non aveva alcun trauma fisico. Dopo l’udienza per la conferma del fermo in carcere, Stefano Cucchi viene visitato all’ospedale Fatebenefratelli dove vengono riscontrare lesioni alle gambe, al viso, all’addome e al torace. Il resto è storia.

I fatti non sono solo questi, sono molto più articolati e complessi. Ma non è questo il posto per approfondire. L’unica cosa che credo è che Stefano Cucchi avrà avuto le sue colpe, ma non meritava di morire così. Nessuno merita di morire così. Nessuno merita un’agonia lunga una settimana. Nessuno merita un’attesa lunga dieci anni per avere un briciolo di verità e una parvenza di giustizia. Nessuno, sia esso vittima o carnefice. Nessuno. Federico Bonati