Caffè Lungo: Cento di questi caffè

Era il 1° Maggio e su Radio 5.9 faceva la sua comparsa il Caffè Lungo: ma che c’azzecca un editoriale in una pagina di una radio, avranno pensato in tanti. Effettivamente, quella di una rubrica fatta di editoriali quotidiani scritti era una scommessa, e forse lo è ancora oggi, tutti i giorni. Mentre la proponevo agli editori di questa radio vedevo un po’ di perplessità nei loro occhi (come dargli torto), ma anche un misto di curiosità e di spavalderia. Alla fine hanno detto: “Facciamolo”.

Nelle mie previsioni più rosee non riuscivo a vedere oltre il breve periodo per la crescita del Caffè Lungo e, a volte, succede ancora oggi; ma forse, se questa rubrica ha una forza, se questi racconti quotidiani hanno una capacità è quella di non curarsi troppo del domani. Ovvero, quando scrivo un editoriale penso solo a quello, non al fatto che potrebbe essercene uno il giorno dopo e che ce ne sia stato uno il giorno prima. Così facendo siamo arrivati a quello di oggi.

Un editoriale particolare che non ha nulla da dire, se non il ricordare a chi legge di essere il centesimo Caffè Lungo. Mi perdonerete, ma un traguardo del genere non pensavo di raggiungerlo; insomma, sono felice. Soprattutto, sono felice di aver condiviso con voi i miei pensieri, le storie alla portata di tutti che ho deciso di fare mie e di condividerle. Sono felice quando commentate, quando leggete, quando lasciate una reazione, quando mi criticate. Perché vuol dire che il Caffè Lungo è vivo (e, ve lo garantisco, non lo do mai per scontato).

Perciò, caro Caffè Lungo, grazie per ciò che sei e per ciò che mi hai permesso di farti diventare; continuerai a crescere, cresceremo insieme, te lo prometto. E a voi prometto lo stesso cuore e la stessa mente che ho messo in questo e nei precedenti novantanove Caffè; spero vi possa bastare, spero di essere alla vostra altezza. Ad ogni modo, domani ricominceranno le storie e i racconti ma, oggi, è un buon giorno per festeggiare. Federico Bonati