Caffè Lungo: Biscotti alla moda

Qualche giorno fa ho fatto una scoperta: sono uno dei pochissimi italiani che non ha assaggiato i Nutella Biscuits. Il mio interlocutore, venuto a conoscenza di questo fatto, ha sgranato gli occhi, quasi volesse dire: “Come è possibile?”. Già, come è possibile che un vizioso come me non li abbia ancora assaggiati? Uno che, se fosse per lui, i vizi capitali non sarebbero sette ma almeno un ventina, non ha assaggiato i Nutella Biscuits. Sacrilegio? No, un salutare “Ma chi se ne frega!”.

Io non ho nulla contro le logiche di marketing e di mercato, ma provo repulsione a fare, ascoltare, assaggiare (ed altri verbi in –are a vostra scelta) tutto ciò che fa la massa. Per carità, dopo un po’ per curiosità vedo cosa è che ha fatto breccia nel cuore (o nello stomaco) di milioni di persone e, spesso, mi viene da dire: “Tutto qui?”. Tanto rumore per nulla?! Insomma, non riesco davvero mai a capire cos’è che abbia convinto tutta questa gente a fare quella determinata azione, se non il bisogno di seguire, per forza, una moda.

Idem questa volta con i Nutella Biscuits. C’era bisogno che li mettessero in un sacchetto e che li facessero trovare sugli scaffali dei supermercati? Davvero volete farmi credere che nessuno di voi, prima di quest’ultima frontiera della golosità, non avesse preso due biscotti a caso spalmando in mezzo a loro una quantità smodata della crema alle nocciole più famosa del mondo? Suvvia, sappiamo tutti qual è la risposta. Eppure, i biscotti nutellosi hanno uno smodato successo, tanto da essere introvabili ed aver dato vita pure a loro bagarinaggio.

Il potere delle mode, il bisogno atavico e quasi recondito di fare ciò che fa la massa, accettando senza battere ciglio, con i prodotti che passano dall’essere merce al divenire oggetti di culto. O forse, il mio è solo un “pistolotto” di parole dette perché non li ho mai assaggiati. Allora, anche in questo caso, non ci starebbe male il già citato “Ma chi se ne frega!”. E via, con un altro biscotto da addentare. Federico Bonati