Caffè Lungo: Ancora cento passi, ancora una volta

“Oggi sono quarantuno anni che te ne sei andato; o meglio, che ti hanno fatto andare via. Chissà che “Scassaminchia” saresti adesso a settantun anni? Sai, ti sembrerà strano ma oggi la gente parla ancora di te. Parla delle tue lotte, dei tuoi pensieri, del tuo impegno contro la mafia; hanno persino fatto un film sulla tua vita, scommetto che ti sarebbe piaciuto.

Come dici? No, la montagna di merda non è stata ripulita, forse gli angoli sono stati un po’ smussati e la base non è più solida come un tempo; ma resta lì. In compenso, c’è chi ha iniziato a rialzare la testa, c’è chi combatte ogni giorno camminando lungo il solco che hai tracciato. Un giorno le cose cambieranno, nutro questa speranza, e allora non sarà più il caso di alzare la voce, come facevi tu. Chissà, magari lo vedrò coi miei occhi e te lo racconterò, o forse non ci sarò più nemmeno io. Però quel giorno arriverà, fidati.

Non ho capito bene, puoi ripetere? Quindi non bisogna mollare di un centimetro? E come? Ah, tu dici con l’istruzione, con le scuole, con il rifiuto dell’illegalità? Lo terrò presente. Sai, ti immagino ancora lì, a Cinisi, a percorrere quei cento passi tra casa tua e quella di Gaetano Badalamenti, ti ricordi come lo chiamavi? Scusa? Ah, tu da lì non te ne sei mai andato. E mica solo da lì, fidati. Allora, buona passeggiata Peppino. Ancora cento passi, ancora una volta”. Federico Bonati