Caffè Lungo: Acqua alta

Ci sono immagini che non possono lasciare indifferenti; sicuramente, quelle giunte in questi ultimi giorni da Venezia appartengono a questa categoria. La città è nota nel mondo per la sua famosa acqua alta, senza considerare che quest’ultima in realtà non è una attrazione, bensì un disagio. Ma quanto accaduto in queste ore non è un semplice disagio, è una calamità.

L’imponente portata del maltempo ha dato il via ad una vera e propria alluvione, come non se ne vedevano in laguna da più di cinquant’anni a questa parte. Qualcuno ha parlato di disastro annunciato e la cosa lascia ancora più sbigottiti: perché non si è agito per arginare tutto ciò? Per rispondere a questa domanda si dovrebbe aprire il capitolo infrastrutture, a partire proprio dal famoso Mose, ma non è questo il luogo.

Quanto accaduto, però, ha mostrato che non siamo pronti. Non siamo pronti per affrontare il cambiamento climatico evidentemente in atto, l’unica cosa che ci riesce bene è subirlo. Logicamente, tutta la mia solidarietà a chi è stato colpito da questa sciagura (penso a Venezia, ma anche le immagini di Matera allagata fanno spavento), ma credo che tutto ciò rappresenti l’ennesimo campanello d’allarme.

Mettersi in competizione con la natura è un’idea malsana, così come provare ad arginarla con le nostre forze. Serve piuttosto una presa di coscienza sul fatto che il clima sia cambiato e che queste siano solo le prime avvisaglie di un peggio che sembra prepararsi a venire. Non è ancora troppo tardi, ma dobbiamo svegliarci. O rischieremo di trovarci tutti con l’acqua (alta) alla gola. Federico Bonati