Caffè Lungo: Abbracciami, amico

Quando fai un mestiere come il mio, il giornalista, inevitabilmente passi la tua giornata cercando notizie: telegiornale al mattino mentre stai facendo colazione, rassegna stampa con le prime pagine su Twitter, lettura dei quotidiani prima di metterti al lavoro, senza dimenticare quelle che cerchi per raccontarle (e per campare). Chiaramente, non puoi prescindere dai social network che, scavando e scavando, qualche notizia te la regalano sempre.

Quando fai un mestiere come il mio ti capita di avere a che fare, quotidianamente, con badilate di bruttezza e negatività, forgiandoti un fegato capace di filtrare il tutto, altrimenti non si riesce ad arrivare vivi a sera. Eppure, in mezzo a tutta questa foschia melmosa, capita di trovare dei raggi di luce. Sono istanti, impercettibili brezze capaci comunque di farti fermare anche solo per un momento, per poi sorridere e comprendere che, in fondo, il cielo intorno non è poi così nero.

Lo avete visto tutti il video in cui Maxwell e Finnegan, due bambini di poco più di due anni, si vedono per strada, iniziano a correre l’uno verso l’altro e si abbracciano. Pochi secondi ripresi col cellulare del papà di uno dei due, ma sufficienti per fare il giro del mondo. C’è tutta l’innocenza di cui abbiamo bisogno in quell’abbraccio, tutta la purezza che la vita ci gratta via giorno dopo giorno nella nostra crescita e che ci viene restituita davanti a queste immagini, la vera grande bellezza.

In quell’abbraccio c’è l’essenza dell’umanità, un’essenza che molto spesso, consapevoli o meno, dimentichiamo di possedere in maniera insita dentro di noi. Chissà se un giorno, crescendo, questi due bambini sapranno di aver regalato al mondo un istante di luce col più semplice dei gesti, un abbraccio? Non so Maxwell e Finnegan meritino il mondo che stiamo vivendo, quel che è certo è che il mondo merita (ed ha bisogno) di Maxwell e Finnegan. Federico Bonati